Il pm Francesco De Tommasi

C’è anche il pm Francesco De Tommasi del Tribunale di Milano, nella rosa dei 16 magistrati che hanno presentato la propria candidatura alle elezioni dei prossimi 6 e 7 ottobre, quando verranno scelti due togati al Csm, in seguito alle dimissioni di Antonio Lepre e Luigi Spina.

Dimissioni rassegnate a causa dello scandalo scoppiato, lo scorso giugno, con le intercettazioni che riguardano Luca Palamara. De Tommasi, che è stato pubblico ministero presso la Procura di Torre Annunziata, ha descritto a Stylo24 le linee del suo programma.

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Come descriverebbe la componente che caratterizza la sua candidatura?
 «Anche se la inquadrano come indipendente, preferisco definirla autonoma. Nel senso che è nata da una mia idea e da quella di un gruppo di amici, insieme ai quali abbiamo deciso di presentarla».

Si rifà a qualche corrente in particolare?
«Sono sempre stato distante da quella che potremmo intendere come magistratura caratterizzata ideologicamente».

Potremmo definire la sua collocazione, moderata?
«Assolutamente sì, sebbene non sia mai stato iscritto ad alcuna corrente, sono stato sempre vicino a chi si è fatto portatore di valori moderati. Per essere ancora più chiaro: non mi sono mai  avvicinato in alcun modo alla magistratura ‘politicizzata’. Convinto che i magistrati si debbano occupare di giustizia, debbano valutare casi e fatti specifici, senza assumere posizioni di carattere politico e quindi parziali».

Su quali basi si fonda il suo programma?
«Credo che dovremmo partire dalla riduzione della normativa secondaria, e dalla riappropriazione della riserva di legge da parte del legislatore, che deve porre certe regole perché la magistratura non è in grado di autoriformarsi da sola, a causa, proprio, secondo me, del sistema delle correnti». 

Altri punti?
«Nel programma proponiamo anche l’abolizione dell’immunità per i consiglieri e l’introduzione di un meccanismo di progressione fondato sui titoli di merito, incentrati principalmente sul lavoro giudiziario».

Nel senso che?
«Nel senso che la progressione di carriera deve basarsi non sulle esperienze professionali di vario genere, che sono distribuite dalle correnti. Quello che ci proponiamo è il ritorno a una magistratura in cui non si fa carriera con il curriculum come nel settore privato, ma una magistratura in cui tutti sono uguali, tutti sono chiamati a partecipare con una provata esperienza sul campo, al di là dei titoli, che spesso non si sa bene come siano stati acquisiti e come si acquisiscano».

Per quanto riguarda gli stipendi?
«Puntiamo a una riduzione degli emolumenti dei consiglieri del Csm. Credo che guadagnino troppo e debbano guadagnare il proprio stipendio a seconda della valutazione di professionalità e avere, è normale, il rimborso di tutte le spese eventualmente sostenute. Va pure detto che ci prefiggiamo l’introduzione dei limiti dei 4 anni dopo la cessazione del mandato, prima di poter ottenere incarichi dirigenziali o incarichi fuori ruolo».

Quali le sue considerazioni sul caso Palamara?
«Ritengo che quello di Palamara non sia purtroppo un caso isolato, come molti vorrebbero far credere, ma è espressione di un sistema, quello delle correnti, ben radicato, di cui questa vicenda è stata una singola manifestazione».