di Giancarlo Tommasone

Napoli, si sa, è anche la città del «mercato parallelo», dove è possibile trovare di tutto, dai prodotti taroccati ai cimeli, altrimenti difficili da reperire. Stylo24 è riuscito a intercettare un venditore abusivo di sediolini del San Paolo, gli «scranni» rossi che hanno ormai fatto spazio alle nuove sedute dello stadio.

L’annuncio è postato
su Facebook ed è inequivocabile:
«Sediolini stadio San Paolo di Napoli.
Integri, no spaccati, da restaurare»

Ogni pezzo costa 15 euro. Contattiamo il «commerciante» sulla chat di Fb, e fingendoci clienti, gli chiediamo un po’ di informazioni. «Ho sei sediolini», afferma. Temendo si possa trattare del provento di furto, domandiamo al venditore come si è procurato i pezzi che mette in vendita. «Lavoro allo stadio – risponde quello che presumiamo essere un operaio che si sta occupando dei lavori di restyling- Il Comune li sta buttando senza pensare di smaltirli». E poi aggiunge: «E’ stata, comunque, richiesta l’autorizzazione». Chiudiamo l’«accordo»: se prendiamo tutto il «blocco», sei sediolini ci costeranno solo 50 euro, rispetto ai 90 da «listino», ma dobbiamo andarli a prendere entro oggi. Chiediamo al nostro interlocutore dove si trovi, e lui risponde che è a Soccavo. Quando, però, continuiamo con le domande relative alla lecita provenienza dei pezzi, non ci risponde più.

Naturalmente, riportiamo, in maniera letterale, quanto detto dal venditore, e per quanto riguarda il presunto mancato smaltimento da parte del Comune, ribadiamo che è quanto afferma questa persona (abbiamo copia integrale della conversazione). Ma è possibile vendere in maniera privata sediolini che appartengono al Comune? In effetti, sembrerebbe proprio di no. Palazzo San Giacomo, a maggio scorso, ha annunciato che l’assessore allo Sport, Ciro Borriello e il suo staff, stavano lavorando a un bando per organizzare l’asta degli «scranni» del San Paolo. Per ogni pezzo si dovrebbe partire da un’offerta di 10 euro. L’idea dell’asta aperta a tutti, era stata lanciata dal consigliere Nino Simeone. Lo raggiungiamo telefonicamente per comprendere se l’azione del «venditore» sia lecita. «Assolutamente no, a meno che non siano cambiate le norme all’improvviso – ci spiega – I sediolini sono beni del Comune, che è l’unico demandato o a smaltirli, oppure a venderli, magari attraverso l’asta che è allo studio».