La criminologia applicata alle indagini, in che modo è possibile venire a capo di un delitto? Quali le competenze che si devono acquisire? Esiste una ricetta per risolvere un caso? Stylo24 lo ha chiesto alla criminologa Ursula Franco.

Dottoressa Franco, un criminologo può addivenire alla verità su un caso giudiziario?
Certamente, la verità esiste e i fatti accaduti sono immarcescibili, pertanto, potendo accedere alle indagini, anche se non straordinariamente condotte, non è difficile arrivare alla verità, naturalmente servono competenze adeguate ed il caso va analizzato da più punti di vista.
Quali sono queste competenze?
Un buon criminologo deve conoscere la medicina legale, la psichiatria, la casistica, la tecnica d’analisi dell’interrogatorio, non solo per capire se un indagato dissimuli o falsifichi ma anche per individuare ogni possibile forma di contaminazione da parte di chi lo ha interrogato; deve avere una buona capacità logica e una formazione scientifica che gli permetta di analizzare in modo critico le conclusioni di qualsiasi consulenza che parta da dati scientifici, come un’eventuale consulenza sulle celle telefoniche.

Agenti della polizia scientifica al lavoro sul luogo di un delitto

Dottoressa come si spiega che ci sia ancora gente che dice che è impossibile addivenire alla verità su un caso giudiziario e che è da presuntuosi affermare di averne invece la soluzione?
Solo chi non ha i mezzi per addivenire alla verità sostiene che alla verità non si può addivenire, il problema di questi soggetti è che ignorano di non sapere e ritengono che anche gli altri non abbiano i mezzi di cui loro sono privi.
La “credenza” che non si possa addivenire alla verità ha qualcosa a che fare con il modo in cui i programmi televisivi trattano i casi giudiziari?
Certamente, molti protagonisti di questi programmi non hanno alcuna competenza per esprimersi sui casi giudiziari ma sono solo beniamini di un pubblico che li idolatra a causa del loro sfacciato giustizialismo, sono dei brutti anatroccoli, “brutti” e “cattivi”, in cui la gente si identifica facilmente; aggiungo poi che invece la maggior parte degli esperti che si esprimono in televisione non conoscono in profondità i casi sui quali “fantasticano”ed altri semplicemente non hanno talento.
Abbiamo notato che molti cosiddetti esperti televisivi spesso cambiano idea sulle responsabilità o meno di qualcuno.
Sarebbe esilarante se non fosse una tragedia per coloro che vengono presi di mira da queste trasmissioni. Questi signori cambiano idea previo compenso ma sono spesso pronti a ricambiarla ancora e ancora pur di apparire in televisione. Purtroppo il loro pubblico è di memoria corta e continua a venerarli nonostante non lo meritino affatto.

Ci dica dottoressa Franco, lei ritiene che chi indaga si avvalga di tecniche d’indagine inadeguate e per questo sia spesso in difficoltà?
Ma neanche per sogno, oggigiorno le indagini forensi sono precise e siamo capaci di ottenere informazioni scientifiche straordinarie. Peraltro un caso giudiziario è un argomento di studio molto più grossolano di quanto non si pensi, non sono i dettagli che fanno un caso come non sono i dettagli che fanno un errore giudiziario, un errore giudiziario è il frutto di una grossolana forzatura dei fatti.
Dottoressa, qual è la ricetta per risolvere un caso giudiziario?
Serve un PM competente che conosca la casistica e sappia indirizzare le indagini e poi servono consulenti onesti, parlo di quelli che forniscono le consulenze alle procure.
Dov’è il problema?
Il problema più grosso sono i PM incompetenti, poi viene il problema dei consulenti partigiani delle procure che, invece di concludere secondo verità, spesso dissimulano o falsificano per appoggiare la tesi del PM, falsando irrimediabilmente la soluzione del caso.
Ci fa un esempio?
Un medico legale tace l’assenza del contenuto gastrico di una vittima di omicidio morta dopo aver consumato la cena cosicché il PM può continuare a sostenere che sia stata uccisa intorno alle 19.30, in un orario in cui la cena non poteva che trovarsi ancora tutta all’interno dello stomaco. Insomma, basta che un medico legale dissimuli e un fesso se ne va in galera per un omicidio commesso da un altro. Per questo le dico che il problema non sono le indagini forensi ma chi le conduce. Per quanto riguarda le celle telefoniche e le indagini genetiche, poiché la maggior parte dei giudici sono a digiuno di questi argomenti, è facile assistere agli infelici show di consulenti pronti a dire una “verità” o il suo contrario sullo stesso tema a seconda dei casi.

Elena Ceste e Michele Buoninconti

Da anni  lei combatte quello che ha soprannominato il “business dei finti omicidi”, ci spieghi meglio.
Ne parlo spesso perché vorrei che fosse chiaro a tutti che inventarsi omicidi in casi di suicidi e morti accidentali, non è un’operazione indolore, allevia il senso di colpa dei componenti sopravvissuti della famiglia del defunto ma non gli permette neanche di elaborare il lutto, in quanto li impegna spesso in battaglie senza fine, e soprattutto distrugge le vite di coloro che vengono ingiustamente accusati del reato, a volte incredibilmente condannati, un caso su tutti: Michele Buoninconti.