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Erano passati appena sei mesi dall’arresto di Totò Riina e il Sisde stava già organizzando una evasione degna di un film per il capo dei capi. A raccontarlo, come riporta un articolo del ‘Fatto Quotidiano’, a firma del collega Lucio Musolino, è il pentito Pasquale Nucera, sentito nell’ambito del processo “‘ndrangheta stragista”, che vede imputati i boss Giuseppe Graviano e Rocco Filippone, accusati dell’attentato ai carabinieri Fava e Garofalo rientrante nelle “stragi continentali”.

La ‘ndrangheta avrebbe dovuto assoldare mercenari serbi e un pilota di elicottero per una evasione studiata nei minimi particolari in una riunione tenutasi a Montecarlo, dove pezzi infedeli dello Stato, già coinvolti nell’inchiesta sullo scandalo dei fondi neri del Sisde, si sarebbero incontrati con un agente libico, il figlio del boss Mico Libri e Vittorio Canale, storico ambasciatore della cosca De Stefano in Costa Azzurra. A quella riunione Pasquale Nucera non partecipò ma accompagnò proprio Vittorio Canale che, in quel periodo, lo stava ospitando a Nizza, nell’hotel “Panoramic”, “una vera e propria base per ‘ndrangheta e Cosa nostra”. Tra i nomi che Nucera ricorda bene c’è quello di Licio Gelli, conosciuto a Roma in un incontro organizzato per discutere dell’appalto sul doppio binario che collegava Reggio Calabria a Saline ioniche.

 

Siamo nel luglio del 1993 e a quell’incontro “c’era un agente libico e c’era Broccoletti (Maurizio, ex direttore amministrativo del Sisde, allontanato nel 1991 dagli apparati di sicurezza e coinvolto nello scandalo dei fondi neri ndr), uomo dei servizi deviati”. “Ho accompagnato – prosegue – Vittorio Canale a quell’incontro in cui Broccoletti e l’agente libico lo avevano incaricato di organizzare l’evasione di Salvatore Riina dal carcere. Gli avevano dato una prima rata di acconto di 100mila dollari. Forse di più. Soldi che dovevano servire ad assoldare un gruppo di 20 mercenari e un pilota di elicottero”. E proprio a Nucera spetta il compito di assoldare i mercenari che nel 1991 avevano combattuto la guerra del Golfo. “Sono stato lì 22 giorni. È per questo che me diedero l’incarico di gestire i rapporti con i mercenari che servivano per l’evasione di Riina. Sono andato a Belgrado. Dovevano essere serbi. Gli dovevo presentare alcuni mercenari di Milosevic come Vinco, Machilla, Luis e Alain”.

Un filo doppio quello che lega le cosche calabresi e siciliane, che Nucera conferma esserci stato anche per l’omicidio del giudice Antonio Scopelliti, che avrebbe dovuto rappresentare l’accusa nel maxi-processo a Cosa Nostra, ucciso nel 1991 dopo una riunione fatta “a Villa San Giovanni, con il commercialista di Riina, Mandalari” e un tale “Santoro”, che poi altri non era se non “Leoluca Bagarella”. Nucera conferma: “‘Ndranghetisti e massoni hanno deciso di eliminare il giudice Scopelliti”.

 

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