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di Francesco Vitale

E’ durata pochi mesi la detenzione dei tre giovanissimi stabiesi accusati di aver preso parte allo stupro di gruppo di una dodicenne di Gragnano. Accogliendo le richieste dei legali che assistono i ragazzi (14, 15 e 16 anni), il Tribunale dei minori di Napoli li ha di fatto scarcerati.

Predisponendo per loro la collocazione presso strutture di recupero, optando quindi, per una misura molto
meno afflittiva della libertà personale

I fermi, ordinati dalla Procura, erano avvenuti alla fine di maggio scorso, in seguito alle indagini effettuate dagli agenti della Mobile partenopea e del commissariato di polizia di Castellammare di Stabia. I tre vengono prelevati dal Rione Scanzano, dove abitano, e condotti presso il Centro di prima accoglienza dei Colli Aminei, a Napoli. Tra loro c’è anche un nipote di don Mimì D’Alessandro.

Il boss di Castellammare di Stabia, Michele D’Alessandro

Davanti al giudice per le indagini preliminari
che li interroga, i balordi ammettono lo stupro

Si dicono dispiaciuti, ma non chiedono scusa. Secondo la ricostruzione dei fatti, resa possibile grazie alle fondamentali dichiarazioni della vittima, quest’ultima sarebbe stata attirata in un tranello. La 12enne ha raccontato agli inquirenti di aver accettato un invito a uscire in motorino da parte di un ragazzo più grande, invito trasformatosi in una trappola quando l’accompagnatore ha condotto la 12enne in un luogo appartato, dove sono avvenuti gli abusi anche da parte di altri due adolescenti giunti, nel frattempo, sul posto.

I video delle violenze conservati
come feticci e usati per ricattare la vittima

Le violenze sono state filmate più volte, quattro. Ci sono i video che documentano lo stupro avvenuto all’interno dei resti diroccati dell’Hotel delle Terme a Castellammare. I componenti del gruppo avrebbero serbato quelle clip come feticci, utilizzandole non solo per rivivere – ogni volta che ne avevano voglia – il brivido perverso e malato della violenza. Ma anche per ricattare la 12enne. Quando la ragazzina ha trovato il coraggio di parlare, i fatti sono stati denunciati alle forze dell’ordine. E’ accaduto alcune settimane dopo lo stupro di gruppo, che invece si è verificato a fine aprile scorso. Dopo la partenza delle indagini, le forze dell’ordine si sono messe rapidamente sulle tracce dei tre. Poi l’arresto, la confessione, il carcere minorile. I tre, però, ci stanno poco dietro le sbarre, qualche mese. Poi il trasferimento presso la comunità di recupero.

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