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di
Francesco Vitale

Nemmeno il pizzaiolo ha voluto fare, forse dosare gli ingredienti per ottenere un impasto soddisfacente, sopportare le temperature del forno e rispettare le regole, si è rivelato un impegno troppo arduo per un diciottenne che era stato sottoposto alla misura della messa alla prova.

E. A., accusato di aver preso
parte allo stupro di una 15enne,
a Marechiaro, a giugno del 2017,
ha violato la misura per due volte

A nulla sono servite le ammonizioni, per lui è stato imbastito e si è celebrato il processo. E’ stato condannato a tre anni di reclusione per violenza sessuale, azione di cui si è «macchiato» insieme ad altri due giovanissimi. Alla fine gli altri soggetti coinvolti nei fatti di Marechiaro continuano il loro percorso di riabilitazione, mentre per il 18enne potrebbero presto aprirsi le porte del carcere.

Appare difficile (anche se non impossibile) per la difesa vedersi accordare l’eventuale richiesta di una misura alternativa, visto che tra l’altro, quella (alternativa) della messa alla prova, è stata violata dal proprio assistito; tale condotta lo ha portato quindi, al processo e alla condanna. Dunque, nei giorni scorsi, come ha riportato il quotidiano «Il Mattino», è stato scritto un altro capitolo di una vicenda e soprattutto di un iter giudiziario che aveva fatto discutere.

Prima il carcere, poi la messa alla prova

Perché i tre giovani accusati di violenza sessuale, in principio, erano stati spediti in carcere. Ma nell’aprile del 2018, e quindi pochi mesi dopo l’inizio della detenzione, era arrivata la decisione del giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Napoli: il gup li aveva rimessi in libertà, applicando per loro la messa alla prova.

La ritrovata libertà festeggiata su Facebook
da uno dei componenti del branco

Decisione che era stata addirittura «festeggiata» pubblicamente da un componente del branco, che su Facebook, una volta lasciato il carcere, si era affrettato a scrivere «sono tornato», con l’immancabile emoticon della bomba a introdurre la foto del post. Adesso quest’ultimo, insieme a un altro suo «sodale» continua il percorso di riabilitazione, cosa diversa invece per il 18enne E. A., che è stato condannato a una pena di tre anni di carcere.

 

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