di Giancarlo Tommasone

Martedì scorso è stato arrestato Mauro Marra, killer cutoliano  56enne, che dovrà scontare in carcere 14 anni per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. «Maurino ‘o drogato» era ritenuto il braccio destro di Pasquale Scotti e la memoria è andata proprio al «Collier» e allo status di collaboratore di giustizia di quest’ultimo. Ma quali conseguenze ha finora prodotto il pentimento di quello che fu uno dei vertici della Nuova camorra organizzata?

Pasquale Scotti al momento del suo arresto
Pasquale Scotti al momento del suo arresto

Estradato in Italia a marzo del 2016, Pasquale Scotti è diventato collaboratore di giustizia pochi mesi dopo. Secondo l’aura di mistero che lo ha accompagnato durante la latitanza (ben 31 anni) e ne ha fatto il depositario di segreti inenarrabili, una volta svelate, quelle verità avrebbero messo in discussione anni e anni di Stato malato, esponendo alla luce i rapporti esistenti tra politica e camorra.

Il boss della Nco, Raffaele Cutolo
Il boss della Nco, Raffaele Cutolo

E invece, a parte sottolineare il fatto che la malavita controlla migliaia di aziende, che c’è stata una guerra per la gestione del racket del «caro estinto», oltre al racconto dei retroscena legati alla guerra tra Nco e Nuova famiglia, «’o Collier», non avrebbe detto poi tanto. Nei sei mesi canonici in cui il collaboratore è tenuto a riferire su tutto quanto conosce, sembra davvero poca cosa.

SCOTTI E’ DICHIARATO TESTIMONE DEI FATTI
E PENTITO ATTENDIBILE DAL DICEMBRE 2016

Eppure è stato dichiarato testimone dei fatti e pentito attendibile da dicembre del 2016. Quasi nessuna conseguenza pratica hanno però avuto finora le sue dichiarazioni. Scotti, secondo le aspettative, avrebbe dovuto fare chiarezza principalmente su tre argomenti: caso Cirillo; delitto Calvi; rapporti con Vincenzo Casillo. Quest’ultimo, coinvolto sia nella trattativa per il rilascio di Cirillo sia nella misteriosa morte del «banchiere di Dio», fu considerato il vero deus ex machina della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, oltre che uomo dei Servizi.

Vincenzo Casillo, detto «'o nirone»
Vincenzo Casillo, detto «’o nirone»

Morì in seguito all’esplosione della sua auto, in via Clemente VII a Roma, a pochi passi dalla sede del Sismi, il 29 gennaio del 1983. A dicembre dello stesso anno Pasquale Scotti venne arrestato quale mandante dell’omicidio della ballerina di nightclub Giovanna Matarazzo, alias Dolly Peach, legata sentimentalmente a Vincenzo Casillo. La donna sarebbe stata uccisa perché riferendo al giudice Alemi, avrebbe fatto emergere collegamenti tra la morte di «’o nirone» (Casillo, nda) e l’omicidio di Roberto Calvi.

L'ex assessore regionale Ciro Cirillo
L’ex assessore regionale Ciro Cirillo nella foto diramata dalle Brigate rosse

È su questo che ci saremmo aspettati chiarimenti da parte di «’o Collier». È sulla trattativa tra Stato e camorra per liberare Ciro Cirillo dalle Br, che Scotti avrebbe dovuto riferire. Forse l’ha fatto, ma quali sono le conseguenze delle sue ammissioni? Utilizziamo la logica, se i magistrati fossero stati notiziati in maniera tanto esaustiva sul caso Cirillo, non avrebbero agito prima della morte dell’ex presidente della Regione Campania avvenuta il 30 luglio scorso? Ricordiamo che a dicembre del 2016 le dichiarazioni rese da Scotti nei sei mesi a sua disposizione erano state ritenute attendibili. Da dicembre 2016 a luglio del 2017 passano quasi otto mesi.