La decisione della Corte di Cassazione sul caso dello “scontro tra Procure” di Salerno e Catanzaro dopo la revoca alle indagini “Why Not” e “Poseidone” all’ex pm Luigi De Magistris, adesso sindaco di Napoli, ha riguardato, oltre all’ex procuratore aggiunto di Catanzaro Salvatore Murone e all’avvocato generale Dolcino Favi, anche l’ex senatore e avvocato Giancarlo Pittelli, il procuratore Mariano Lombardi (nel frattempo deceduto) e l’imprenditore Antonio Saladino, “assolti – si legge in una nota- per insussistenza del fatto, così come avvenuto in primo grado”. La Corte d’appello di Salerno, accogliendo il ricorso della parte civile de Magistris, aveva modificato la sentenza del Tribunale sostenendo che vi era stato un abuso d’ufficio ormai prescritto.

“Decidendo sul ricorso di Pittelli, Favi e Murone – prosegue la nota – la Cassazione ha annullato senza rinvio la decisione di appello confermando l’insussistenza dei fatti denunciati da de Magistris”. “Dunque – afferma Giancarlo Pittelli – un complotto inesistente che ha provocato un terremoto giudiziario fondato sul nulla, che ha provocato dolore e diffamazione e sul quale e’ stata costruita un’inimmaginabile carriera politica”.

Murone: con la Cassazione finite mistificazioni e bugie

“La Cassazione ha finalmente e definitivamente chiuso a mio favore la vicenda Why Not. Tutte le mistificazioni, le bugie, le cattiverie sono finite. L’assoluzione del primo grado è stata ribadita ieri a dimostrazione che le vicende successe al signor de Magistris non sono il frutto di congiure e complotti ma solo il suo modo di fare il pubblico ministero già stigmatizzato dai provvedimenti di carriera che lo hanno colpito, portandolo fuori dalla magistratura”. Lo afferma in una nota, Salvatore Murone, ex procuratore aggiunto di Catanzaro, dopo la sentenza della Cassazione.

 

“La sentenza della Cassazione – prosegue – è un risarcimento per l’indegna campagna mediatica nei miei confronti e nei confronti dei miei coimputati tutti assolti. E’ una vicenda lontana che non tutti ricordano ma che a mio avviso segnò uno dei punti più bassi della categoria dei giornalisti, tutti schierati indistintamente a favore di questo signore. Venimmo linciati per mesi in tv e sui giornali, venimmo additati come la peggiore espressione della magistratura, non riuscimmo, tranne rarissime eccezioni a rispondere mediaticamente ad una macellerie che ha distrutto la nostra onorabilità, le nostre carriere, le nostre famiglie. Sono comprovati dai fatti e dagli atti i rapporti di de Magistris con i giornalisti, centinaia sono state le fughe di notizie su cui nessuno ha mai fatto luce, se non è stato l’ex pm ancora mi chiedo chi fu a violare continuamente il segreto istruttorio. Abbiamo peccato in un eccesso di fiducia nei confronti dello Stato, abbiamo sottovalutato l’effetto de Magistris. Ci sono voluti dodici anni per fare giustizia, una giustizia in cui ho sempre creduto anche se vedendo certe cose questa sicurezza talvolta ha tentennato”.

“Come uomo – prosegue Murone parlando di de Magistris – preferisco non esprimermi, non mi interessa. Come pm parla la sua attività stigmatizzata dalla stessa magistratura. Gli stessi colleghi magistrati chiamati a testimoniare al dibattimento su alcune sue affermazioni lo hanno smentito. Quel che è certo è che perseguiterò per danni chiunque ci ha fatto del male mentendo e delegittimandoci. Quel che è successo 12 anni fa doveva essere da monito per la nostra categoria. Credo che quell’esperienza abbia segnato la magistratura. Dodici anni dopo noi siamo stati assolti, tante inchieste eclatanti sono finite nel nulla, tanta gente ha sofferto e il signor de Magistris non indossa più la toga ma la fascia tricolore da sindaco di Napoli”.