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Parole pesanti quelle proferite dal pentito Nicola Schiavone durante la deposizione resa oggi. «Dal 1998 Michele Zagaria ha controllato il Comune di Trentola Ducenta e il suo ex sindaco Michele Griffo». Con queste parole il collaboratore di giustizia, figlio del capoclan dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone, sentito in video-conferenza al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha aggravato la posizione dell’ex primo cittadino Griffo, imputato per concorso esterno nel processo relativo alla realizzazione e alla gestione del centro commerciale Jambo di Trentola.

L’imputazione, come annunciato dal sostituto
della Dda di Napoli Maurizio Giordano,
verrà modificata alla luce delle affermazione
di Schiavone junior in associazione camorristica

Sulla base della nuova ipotesi che Griffo fosse più «un intraneo al clan» che persona a disposizione. Il figlio del boss, reggente del clan dal 2004 al giugno 2010, quando fu arrestato, ha anche specificato che «Griffo faceva da tramite tra Michele Zagaria e Nicola Cosentino, nel senso che portava a Zagaria i messaggi di Cosentino e viceversa».

Sul centro commerciale Jambo, di proprietà dell’imprenditore Alessandro Falco, anch’egli imputato, che per la Dda sarebbe riconducibile direttamente al boss Zagaria, Schiavone ammette che «fu proprio l’amministrazione di Trentola guidata da Griffo a favorire in tutti i modi l’ampliamento della struttura, che in pochi anni, da un piccolo centro divenne uno dei più importanti della regione». Schiavone spiega di aver «incontrato piu’ volte Griffo, limitandomi a salutarlo».

Il collaboratore racconta di quando un altro ex sindaco di Trentola, Nicola Pagano (imputato), gli fece visita a casa

«Venne a trovarmi con Sebastiano Ferraro (ex consigliere provinciale condannato, ndr), chiese il mio sostegno contro l’altra lista che era appoggiata da Michele Griffo, che dopo due mandati non poteva più candidarsi». «Zagaria qualche volta ha fatto brutte figure con i sindaci, nel senso che venivano elette persone che sfuggivano al suo controllo, come accadde a Casapesenna con Giovanni Zara. A Casal di Principe non abbiamo mai sbagliato, tranne nel 1994 quando fu eletto Renato Natale. Ma poi rimediammo facendolo cadere».

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