di Eduardo Fiorentino

A mezzanotte del 22 marzo scorso, è stato scarcerato Salvatore Di Lauro, erede dell’omonimo clan che gestisce il traffico di droga alle porte di Napoli. Come nello scorso giugno, anche questa volta le prove raccolte a carico di Di Lauro jr non sono state ritenute sufficienti. Un vera e propria “lotta” che va avanti da tempo tra il pm della Dda e i due gip (che hanno fatto arrestato lo stesso Salvatore Di Lauro), e i colleghi del Tribunale del riesame che lo hanno scarcerato. Come ha spiegato Leandro Del Gaudio sul quotidiano «Il Mattino», tutto ruota intorno alla parola “terremoto” detta in una delle telefonate da uno degli esponenti del clan di Scampia.

Salvatore Di Lauro, il figlio del boss Ciruzzo ‘o milionario

Ma chi è “terremoto”? Per il gip Di Stefano sarebbe proprio Salvatore Di Lauro. Questa ipotesi non venne però ritenuta credibile dal Riesame che lo rimise una prima volta in libertà, nel giugno scorso, chiedendo alla procura di spiegare nel dettaglio il riferimento investigativo a “terremoto”. Qualche settimana fa una nuova “sfida” giudiziaria: é toccato al gip Gallo accogliere nuovamente la richiesta di arresto (sia per Di Lauro sia per altri presunti spacciatori e trafficanti) dando inizio a un nuovo round con il Riesame.

Paolo Di Lauro
Paolo Di Lauro in una foto del 2014

Difeso dall’avvocato Giaquinto, Di Lauro jr però vince nuovamente e torna in libertà. Di Lauro non è mai stato intercettato direttamente ma in una delle telefonate viene tirato in ballo da un presunto affilato al clan di Secondigliano che dice queste parole:  “Guarda che il fratello minore di «terremoto» ha avuto un incidente”. Questa affermazione – secondo l’accusa – sarebbe chiaramente riconducibile a Giuseppe Di Lauro che ebbe un incidente in sella ad uno scooter. In attesa di leggere la motivazione della scarcerazione del rampollo di “Ciruzzo o’ milionario”, i giudici del Riesame hanno confermato gli arresti degli altri componenti del clan firmati dal gip Gallo. Insomma per i giudici è tutto convincente tranne la storia di “terremoto”.