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Jorit è senza dubbio uno degli artisti più seguiti e apprezzati della Street Art. Le sue opere campeggiano non solo a Napoli, ma nella città ritornano per abbellirla, lanciando, sempre un messaggio. O meglio, almeno uno. Sì perché al di là del volto, con la sua espressione, il suo sguardo, magari un sorriso, assente o presente, persino appena accennato, si possono trovare tanti micro-messaggi, a occhio nudo impercettibili, quasi invisibili. Ma che ci sono. L’ultimo caso, come riporta per primo il sito neifatti.it, è quello che si può ritrovare sul murale con il volto di Pier Paolo Pasolini, che da gennaio appare alla vista di chiunque esca dalla stazione della metropolitana di Piscinola-Scampia. E di cripto-scritte ce ne sono almeno una ventina. Si va da “Le vele urlano!” a “Pierpaolo uno di noi”. Ma una in particolare non può di certo passare inosservata: “Saviano servo del capitale”.

 

“Io procedo così: mentre lavoro mi piace raccogliere la voce delle persone che passano di lì, in quelle ore. Mi dicono un pensiero, una parola, certe volte anche solo il loro nome. E le trascrivo”. La risposta di Jorit alla domanda ripresa in un articolo del ‘Corriere del Mezzogiorno’, a firma della collega Natascia Festa, è questa. Rimanda l’eventuale trascrizione ai buchi neri della memoria. “Non la ricordo proprio, ma se c’è, certamente l’avrò raccolta per strada, da uno degli abitanti di Scampia”.

Certo, alla domanda se, pur non ricordandola, quella frase possa collimare col suo pensiero, la (non) risposta qualcosa lascia trasparire: “raccolgo per gioco le voci del posto in cui mi trovo e le riporto sull’opera in divenire”. Anche se, in ogni caso, se pure avesse qualcosa da ridire allo scrittore sul suo modo di “raccontare le periferie denunciandone i mali”, non ha dubbi. “Lo direi a lui personalmente, non lo scriverei certo su un muro. Anzi, se lui volesse, sono disponibile a un incontro in terreno neutro, per discutere dei temi che entrambi affrontiamo: però l’occasione non deve essere la presentazione di un suo libro o di un suo film”. E anche qui, traspare una conoscenza ben delineata dell’interlocutore.

 

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