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Figura anche Dario D’Isa, professionista di Sorrento (Napoli), figlio del giudice Claudio D’Isa (uno degli ermellini della Cassazione che nell’agosto 2013 condannò Silvio Berlusconi al termine del processo per frode fiscale, ndr) tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Napoli Nord sul maxi-riciclaggio di miliardi di lire fuori corso gestito dal clan dei Casalesi. Quattro le persone arrestate, su ordine del gip Raffaele Coppola, tra cui l’imprenditore Gaetano Mungiguerra, ritenuto vicino ai Casalesi. Sarebbe stato lui, secondo gli inquirenti, la mente del sistema di conversione in euro banconote ormai fuori corso probabile provento di attività illecite riferibili proprio al clan di Casal di Principe.

 

In tale contesto, Dario D’Isa, già condannato per usura, avrebbe provato a convertire in euro 147 milioni delle vecchie lire senza però avere mai rapporti diretti con Mungiguerra; peraltro lo stesso Gip ha ritenuto non accertata la provenienza illecita delle lire che D’Isa avrebbe provato a convertire, a differenza di quanto emerso per i soldi dell’imprenditore arrestato. La Guardia di Finanza che ha eseguito le indagini, intervenne nel luglio 2017 quando D’Isa incontrò altri indagati cui avrebbe dovuto consegnare i 147 milioni di lire che dovevano essere convertiti; i militari sequestrarono i soldi ma pochi mesi dopo D’Isa ne ottenne il dissequestro, proprio perché i soldi non furono ritenuti sicuro provento di attivita’ illecite.

 

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