Fu richiamato in strada dalle invocazioni di aiuto, vide l’assassino, con il volto coperto dal casco da motociclista, a cavalcioni sulla vittima mentre la accoltellava alla gola. Poi l’assassino si allontano’ a piedi, e lui lo insegui’ senza farsene accorgere a pochi metri, fino a quando non imbocco’ una stradina in salita dove poi la polizia alcune ore piu’ tardi ritrovera’ abbandonato un borsone con gli indumenti e il casco.

Luca Materazzo
Luca Materazzo

Questa, in estrema sintesi, la testimonianza di Paolo Licenziati, davanti ai giudici della prima sezione della Corte di Assise di Napoli al processo nei confronti di Luca Materazzo accusato di aver ucciso con numerose coltellate il fratello, l’ingegnere Vittorio Materazzo il 28 novembre 2015, in viale Maria Cristina di Savoia, nel quartiere Chiaia a Napoli. Licenziati, avvocato civilista e cugino di primo grado della vittima e dell’imputato, ha lo studio nello stesso palazzo dei Materazzo. Ha confermato le dichiarazioni rese nella fase delle indagini preliminari. Fu il primo ad accorrere sul luogo del delitto, richiamato dalle grida dell’ingegnere.

Licenziati, rispondendo alle domande del pm, ha ricordato che nel 1999 aveva assistito a una aggressione di Luca nei confronti di Vittorio ed ha accennato a un altro episodio, risalente a due anni fa, quando Luca, innervosito perche’ un’auto parcheggiata nel cortile gli ostruiva la strada, in preda all’ira danneggio’ gravemente la vettura.

L’avvocato Errico Frojo, uno dei legali di parte civile, gli ha domandato se avesse notato una andatura particolare dell’assassino, e il testimone ha affermato che l’uomo camminava come un ”palestrato”, una caratteristica che – ad avviso degli inquirenti – corrisponderebbe all’ ”identikit” dell’imputato. Il processo riprendera’ il 31 maggio prossimo con l’esame in aula di altri testimoni.