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Niente più sbarre nelle celle delle prigioni. Anzi, niente più celle. O almeno nel linguaggio prettamente tecnico. Sì perché stando a uno studio che arriva dall’Inghilterra da parte di Yvonne Jewkes, docente di criminologia all’Università di Bath, pare che a rendere opprimente e solo punitivo il “soggiorno” in un carcere possa essere anche il linguaggio che viene utilizzato.

Via, quindi, termini come detenuti, “sostituiti” con “uomini” e le “celle” diventeranno “stanze”. Trattare i detenuti con fiducia, rispetto e dignità per favorirne il reintegro nel tessuto sociale. E, appunto, come detto, l’eliminazione delle sbarre, sostituite da vetri infrangibili, che sarebbero molto più sicuri e fermerebbero anche il contrabbando di sigarette, droga e altri oggetti, a differenza delle sbarre.

 

Fin qui nulla da obiettare, anche perché, grazie ai moderni sistemi di videosorveglianza, la prova “sul campo” sta già avvenendo nel carcere di Berwyn, inaugurato lo scorso anno e che ospita quasi 2mila criminali di categoria C, ovvero a basso rischio. A fare un po’ più di rumore è il fatto che la tesi includa anche l’uso di pc portatili, la presenza di bar con the caldo e panini, camere singole, maggiori ore d’aria e libere uscite. Cose che fanno già storcere il naso all’opinione pubblica.

 

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