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L’ultima indagine sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, consumatosi la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, è durata cinque anni si è chiusa nel 2015, mentre l’unico processo ha visto condannato Giuseppe “Pino” Pelosi nel 1979. L’allora 17enne che si autoaccusò di aver massacrato da solo lo scrittore. Circostanza sempre molto contraddittoria, viste le condizioni del corpo del regista. Difficile pensare che un ragazzo così giovane avrebbe potuto compiere quel tipo di violenza. Come riporta un articolo del ‘Fatto Quotidiano’, a firma della collega Simona Zecchi, in quel fascicolo archiviato nel 2015, c’è una immagine di Flavio Carboni, mostrata a un teste dell’Idroscalo, che, però, non lo ha riconosciuto come una delle persone presenti sul luogo del delitto. Ennio Salvitti, pescatore che allora viveva in una delle baracche della zona di Ostia, riferì subito della presenza di più persone sul posto.

Flavio Carboni

Un investigatore di allora conferma l’interesse per Carboni, uomo “entrato in ogni scandalo italiano”, ma senza ricordare il motivo della presenza di quella foto nel fascicolo. Dalle vicende del crac del Banco Ambrosiano, all’omicidio Calvi, alla P3, ai rapporti con Cosa Nostra nella Capitale, il faccendiere ha anche avuto rapporti con Domenico Balducci, tra i più noti usurai capitolini nel decennio 70-80, ucciso nel 1981. Lui, Diotallevi e Pippo Calò furono processato, proprio con Carboni, per associazione a delinquere (insieme a un rampollo dei conti Grazioli), venendo tutti assolti (stralciata la posizione di Calò per malattia). Balducci e Diotallevi avevano rapporti, tra gli altri, con Danilo Abbruciati, esponente di spicco della Banda della Magliana. E anche lui sospettato nell’indagine per la morte di Pasolini. Come anche i tre boss italo-marsigliesi, Bellicini-Berenguer-Belardinelli, presenti a Roma fino al 1976 e operativi soprattutto nel campo dei sequestri.

 

Tra i personaggi che compaiono nell’inchiesta Pasolini, anche Bruno Nieddu, noto per il tentato omicidio al vicepresidente del Banco Ambrosiano, Roberto Rosone. Evento nel quale restò ucciso l’Abbruciati e per il quale Carboni sarà prima condannato come mandante e poi assolto. Le impronte digitali di Nieddu e Abbruciati furono confrontate con i profili genetici individuati sui reperti della notte in cui morì Pasolini. La comparazione è risultata negativa, ma questo non scioglie tecnicamente tutti i dubbi.

Danilo Abbruciati

Proprio (anche) al ‘Fatto Quotidiano’, Carboni ha continuato a negare una conoscenza diretta con Abbruciati, confermando, invece, quella con Diotallevi. Così come Carboni ha sempre negato rapporti con esponenti dell’estrema destra. Sebbene un appunto del Sismi (oggi Aise) sull’inchiesta P2, riferisce di rapporti tra Abbruciati e Carboni, con assegni di quest’ultimo emessi in favore del “Camaleonte”, anche se non è chiaro quando. Tra le amicizie di Carboni, in quel rapporto, spunta anche quella con l’ex questore Francesco Pompò, imputato e poi assolto nel processo finito nell’87 e indagato anche nel vecchio processo per la strage di Bologna. Carboni stesso affermerà di credere che quel collegamento con il delitto Pasolini dipenda “solo dalla mia conoscenza con Diotallevi”.

Nelle ultime indagini sul delitto dello scrittore entra anche Antonio Pinna, scomparso il 16 febbraio 1976, senza che il suo corpo sia mai ritrovato, a causa del possesso di un’auto uguale a quella di Pasolini, ma di diverso colore: un’Alfa GT 2000. Indagini che ancora non hanno portato a una verità, dimostrando come ci sia ancora molto da dire e fare.

 

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