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di Giancarlo Tommasone

L’ex boss cutoliano, Pasquale Scotti, catturato nel 2015, dopo più di 30 anni di latitanza, torna sotto i riflettori, dopo il tentativo fallito di vedere confermata la collaborazione con la giustizia. L’ultima occasione è rappresentata da una interrogazione parlamentare prodotta dai senatori del M5S, primo firmatario Elio Lannutti.

Tutto prende spunto,
è scritto nell’interpellanza
presentata durante
la seduta del 22 dicembre scorso,
da una dichiarazione resa dall’ex presidente del Tribunale di Napoli, Carlo Alemi
e all’epoca dei fatti, giudice istruttore
dell’inchiesta sul rapimento
dell’assessore regionale Ciro Cirillo

Alemi, è scritto nell’interrogazione, «con un sussurro, dice: “Pasquale Scotti ha vissuto protetto da servizi segreti come protetti sono stati Vincenzo Casillo (aveva un tesserino dei servizi segreti – ucciso il 29 gennaio 1983 con un’autobomba a Roma a poca distanza dalla sede del Sismi) e Corrado Iacolare (considerato un falso agente, arrestato, estradato in Italia dall’Uruguay negli anni Novanta ma rispedito di nuovo nel paese sudamericano per un difetto della pratica di estradizione dove vi è morto a luglio del 2015)”». La circostanza relativa alle dichiarazioni di Alemi, è sottolineato nel documento dei senatori pentastellati, è stata appresa da un articolo de «Il Fatto Quotidiano» del 30 gennaio 2016, in cui è riportato il resoconto di quanto avvenuto «nel corso della presentazione del libro “Il Camorrista fantasma – Le mille vite del super latitante Pasquale Scotti” scritto da Enzo Musella, Gaetano Pragliola, Gianmaria Roberti e Luigi De Stefano per Iupper Edizioni». La presentazione del libro è avvenuta il 22 gennaio del 2016 al Pan di Napoli.

Pungolato da una domanda,
Carlo Alemi, ha dunque affermato,
tra le altre cose,
che Scotti fu protetto
dai servizi segreti

Nel testo dell’interpellanza, i senatori fanno riferimento anche al cosiddetto «Protocollo Farfalla». «A quanto risulta agli interroganti – è scritto nel testo dell’interpellanza – , l’attività di protezione era stata sancita dal “Protocollo Farfalla”, come si apprende da un altro articolo de Il Fatto Quotidiano, del 28 settembre 2014, “l’accordo di sei pagine stipulato nel maggio 2004 tra il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e il Sisde”, una “gestione separata e segreta dei boss detenuti”, “che portava denaro nelle casse dei padrini stragisti in cambio d’informazioni provenienti direttamente dal ventre molle di Cosa Nostra”. Questo è ciò che va “in scena nei penitenziari di massima sicurezza italiani dopo il 2004: rapporti borderline tra servizi segreti e detenuti in regime di 41 bis”».

Tornando a Scotti, c’è da sottolineare che quanto reso durante il periodo in cui ha collaborato con la giustizia, ha portato praticamente a risultati zero. L’ex elemento di vertice della Nco, lo scorso otto novembre, ha visto bocciare ancora una volta il suo status di collaboratore di giustizia, status a cui aspira, in maniera infruttuosa e fallimentare dal 2016. Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso dell’ex padrino di Casoria, meglio conosciuto negli ambienti della malavita col soprannome di ’o collier. Attraverso l’interrogazione rivolta ai ministri della Giustizia, dell’Economia e delle Finanze e dell’Interno, i senatori grillini chiedono di sapere «se le dichiarazioni dell’ex presidente del Tribunale di Napoli Carlo Alemi abbiano un fondamento di verità e se non occorrano i dovuti approfondimenti giudiziari; se Pasquale Scotti sia attualmente detenuto in regime di 41-bis oppure subisca un diverso trattamento carcerario; se al boss sia mai stato applicato il “Protocollo Farfalla”».

Chiesta chiarezza
su vicende relative a un periodo
tra i più bui della storia
italiana recente

Oltre a ciò, si chiede «ai ministri in indirizzo se non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall’ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento che potrebbero profilare palesi violazioni di leggi e norme, per fare luce sugli anni più bui della Repubblica, che ruotano attorno alla trattativa Stato-camorra-Brigate Rosse per la liberazione negli anni ’80 dell’assessore campano Dc Ciro Cirillo e al finto suicidio del banchiere Roberto Calvi, impiccato a Londra sotto il ponte dei Frati Neri il 18 giugno 1982, e al crac del Banco Ambrosiano».

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