Filosofo, ingegnere, divulgatore, umorista, uomo d’amore, di numeri e di fantasia, ironico ma con tante altre qualità. Scrittore, attore, regista, personaggio dall’immensa cultura. In una parola: napoletano. In tre: Luciano De Crescenzo. Si è spento oggi a Roma, all’età di 90 anni, ne avrebbe compiuti 91 il prossimo 18 agosto. Soffriva di una malattia neurologica, le sue condizioni di salute sono peggiorate nelle ultime ore, per le conseguenze di una polmonite. Nato davanti al mare di Santa Lucia nel 1928, lascia in eredità oltre 50 libri (le sue opere sono state tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 Paesi; ha venduto 18 milioni di copie nel mondo, di cui 7 milioni in Italia). E’ a Santa Lucia che frequentò le elementari assieme al compianto Carlo Pedersoli, alias Bud Spencer. Da giovane lavorò nella ditta di guanti gestita dal padre che imparò l’arte di intagliatore di pelli in un opificio del quartiere Sanità. Dopo essersi laureato in ingegneria idraulica col massimo dei voti presso la Federico II (fu allievo del grande matematico napoletano Renato Caccioppoli), svolse lavori salutari fino a trasferirsi a Milano, dove venne assunto all’Ibm, rimanendovi per un ventennio circa, in qualità di addetto alle pubbliche relazioni.

Promosso dirigente, decise di lasciare il suo lavoro e dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, favorito anche dall’interessamento di Maurizio Costanzo, padrino della sua prima opera, «Così parlò Bellavista».  Nel 1998, con l’opera «Il tempo e la felicità» edita da Mondadori, vinse il Premio Cimitile. Seguì una lunghissima serie di romanzi («Oi dialogoi», «Sembra ieri», «La distrazione» ), cui si aggiungono opere di saggistica divulgativa («Storia della filosofia greca – I Presocratici»; «Storia della filosofia greca – Da Socrate in poi»;  «Storia della filosofia medievale»;  «Storia della filosofia moderna – da Niccolò Cusano a Galileo Galilei»; «Storia della filosofia moderna – da Cartesio a Kant»;  «Il pressappoco»). Tra le sue opere, quella che certamente è entrata a pieno titolo nella tradizione napoletana è «Così parlò Bellavista», da cui sono stati tratti due film: una pellicola omonima e il seguito, «Il mistero di Bellavista». Lascia un vuoto immenso, personaggio tra i più grandi di sempre, della sua Napoli.