di Giancarlo Tommasone

Nell’era dell’emancipazione femminile e della parità dei sessi (soprattutto in campo lavorativo), capita sempre più di frequente, che sia la donna a portare a casa lo stipendio più sostanzioso. O addirittura a recare in famiglia l’unica entrata economica. E quindi può pure capitare, come è capitato, che in fase di separazione tra coniugi, sia la donna a dover passare il mantenimento all’uomo.

Una sentenza che rappresenterà,
di sicuro, un precedente e farà,
come si dice, giurisprudenza. E’ quella
registrata pochi giorni fa

I protagonisti sono un uomo, impiegato statale e la sua consorte, magistrato, comparsi davanti al giudice nell’ambito di una causa di separazione. Lui con uno stipendio ben inferiore a quello della donna, che appunto, magistrato, guadagna molto di più rispetto al coniuge. Per motivi di privacy non indicheremo né il tribunale in cui si è svolto il procedimento, né in che città vivano i protagonisti della vicenda, limitandoci a scrivere che il marito è assistito da un avvocato civilista napoletano.

Il giudice ha tenuto conto della differenza tra lo stipendio
dell’impiegato e quello della moglie magistrato

Si sa, quando si tratta di cause del genere, oltre al trauma a livello emozionale dovuto alla separazione, c’è da affrontare anche lo «scompenso» economico. Il giudice era stato chiamato, tra l’altro, proprio a intervenire sull’aspetto del mantenimento. Ha considerato tra i vari fattori, anche il volume degli stipendi e alla fine non ha esitato a emettere la sentenza. La donna magistrato è stata condannata a passare il mantenimento all’uomo. Tale la discrepanza tra quanto guadagna un magistrato e un impiegato statale, che alla fine il giudice non ha avuto dubbi. La persona condannata a staccare l’assegno mensile al consorte da cui si sta separando, da donna di legge e di giustizia, trovandosi dall’altra parte del «banco», non avrà avuto certamente problemi a incassare la sentenza. Almeno si spera.