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Il 2 aprile, una nota del Dipartimento per il sistema educativo d’istruzione e formazione del Miur, diretto da Maria Assunta Palermo, ha escluso dalle prove concorsuali e dall’insegnamento i circa 7000 docenti, 2000 dei quali della Campania, che hanno conseguito l’abilitazione (necessaria per partecipare ai concorsi) in Romania. Un percorso di formazione che viene riconosciuto in tutta Europa, ma che si mostra carente, invece, per l’Italia. Eppure questi docenti prima di poter frequentare i corsi di abilitazione all’insegnamento in Romania devono far valere il loro titolo di studio universitario nel Paese ospitante e poi, solo dopo aver avuto il via libera, possono partecipare ai corsi.

I vari ricorsi, molti dei quali attraverso l’avvocato Guido Marone di Napoli, che ha affermato come “il provvedimento adottato dal Miur” sia “evidentemente frettoloso, ed intempestivo, oltre che chiaramente immotivato”, sono già partiti e riguardano non solo gli esclusi campani ma anche professori di altre regioni. I docenti – aggiunge il legale – la cui laurea è stata regolarmente riconosciuta in Romania prima dell’inizio del corso di abilitazione, hanno acquisito tutte le necessarie conoscenze, così come richiesto dal Ministero italiano.

 

Nell’avviso il Miur afferma di aver richiesto specifico parere di merito al Cimea chiarendo che “…la qualifica attestata dal Ministero rumeno agli italiani ad esito di apposito corso di formazione psicopedagogica ‘Adeverinta’, è condizione necessaria ma non sufficiente al fine dell’esercizio della professione di insegnante”. Inoltre – si legge ancora nell’avviso “…i titoli denominati ‘Programului de studii psihopedagogice, Nivelul I e Nivelul II’ conseguiti dai cittadini italiani in Romania non soddisfano i requisiti giuridici per il riconoscimento della qualifica professionale di docente ai sensi della Direttiva 2005/36/CE”.

Sul fronte dell’abilitazione per il sostegno, come riporta un articolo del ‘Mattino’, il Miur precisa che “sia la legge di istruzione nazionale rumena numero 1/2011 sia la nota esplicativa del Ministero dell’educazione nazionale rumeno, chiariscono che tale insegnamento rientra in Romania nell’ambito dell’educazione speciale in apposite scuole speciali e non nelle classi comuni come avviene in Italia. Non vi è pertanto corrispondenza con l’ordinamento scolastico italiano”, anche se ora pure in Romania si sta applicando il metodo italiano.

“Il riconoscimento della professione di docente – si legge nella nota del Miur – non è coperto dal regime di riconoscimento automatico ma da quello del sistema generale che prevede la formazione attraverso l’analisi comparata di percorsi formativi previsti nei due Stati membri coinvolti”. Vicenda che già in passato ha visto coinvolti quei docenti volati in Spagna per conseguire l’abilitazione.

 

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