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La Polizia Scientifica ha isolato il profilo genetico sia della vittima che dell’imputato, in taluni casi sovrapposti, sui reperti acquisti dell’omicidio di Vittorio Materazzo, tra cui figura anche un coltello da sub ritenuto una delle due armi usate per il delitto. La circostanza e’ emersa oggi, nell’aula 115 del Tribunale di Napoli, dove si sta svolgendo il processo sull’omicidio dell’ingegnere ucciso davanti la sua abitazione a Napoli il 28 novembre del 2016. Un procedimento giudiziario che vede come imputato Luca Materazzo, fratello della vittima. Tracce di Dna, sia di Vittorio che di Luca sono stati trovati – come ha riferito la dottoressa Elena Improta della Polizia Scientifica – anche su molti altri reperti, come il casco di cui l’imputato aveva denunciato il furto e, come il coltello, trovati in alcune buste in un vicolo vicino al luogo del delitto.

Luca si difende: non sono il mostro di Firenze

“Non sono il mostro di Firenze… quell’avvocato non mi ha invitato alla fuga, mi disse che l’esito processuale non dipendeva dalla mia presenza… e io non mi sentivo al sicuro… neppure nella casa dove abitavo, dove tutti potevano entrare”. Inoltre “non volevo mettere in pericolo i miei amici, per questo sono andato via”. E’ un Luca Materazzo febbricitante (“Presidente ho 39 di febbre”) quello che oggi ha rilasciato dichiarazioni spontanee nel corso dell’udienza 7/2018 del processo che lo vede imputato per l’omicidio del fratello Vittorio, assassinato il 28 novembre del 2016, a Napoli, davanti l’abitazione di famiglia.

Il luogo del delitto

Ancora una volta, cosi’ come ha fatto anche nell’ultime tre udienze, Luca ha puntato il dito contro i media: “la stampa mi da addosso, lo ha iniziato a fare anche prima dell’avviso di garanzia”. Luca ha anche sostenuto, rivolgendosi alla giuria, la sua estraneita’ ai fatti e cercato di dare spiegazioni sul suo profilo genetico trovato, in particolare su un coltello e su un casco, che sarebbero stati usati dall’assassino. Luca Materazzo ha anche fatto sapere alla giuria di non sentirsi sicuro neppure in carcere: “temo di essere contagiato, il 70 per cento dei detenuti del padiglione dove mi trovo ha malattie contagiose”. La prossima udienza e’ stata fissata per il 25 ottobre. Verranno ascoltati gli ultimi due testimoni, tra cui la vedova dell’ingegnere, Elena Grande.

L’amica di Luca: un avvocato gli consigliò di andarsene

“Accompagnai Luca da un avvocato il quale gli disse ‘se fosse mio cliente le consiglierei di andarsene'”. A parlare, oggi, nell’aula 115 del Tribunale diNapoli, nella veste di testimone, e’ Valentina Guglielmi, amica di Luca Materazzo, l’uomo accusato di avere ucciso il fratello, Vittorio Materazzo, l’ingegnere assassinato il 28 novembre del 2016, davanti l’abitazione di famiglia, a Napoli, in via Maria Cristina di Savoia. La ragazza, dopo l’omicidio di Vittorio, torno’ a Napoli da Milano, dove si trovava, per incontrare Luca a cui era legato da una vecchia amicizia. I primi di dicembre, tra il 3 e il 10, Luca Materazzo ha anche vissuto a casa dei genitori di Valentina, dalla quale e’ poi andato via, senza neanche salutarla, la mattina di domenica 10 dicembre.

Da quel momento si sono perse le tracce di Luca che verra’ individuato e arrestato, i primi giorni di gennaio 2018, a Siviglia, in Spagna, dove aveva trovato lavoro in un bar. Valentina Guglielmi ha anche raccontato di avere ricevuto una insolita richiesta da Luca, durante il soggiorno a casa dei suoi genitori. “Mi chiese se potevo dargli il mio passaporto. Gli ho risposto ‘ma cosa te ne fai, io i capelli lunghi, sono piccolina’ … ‘Mi metto la parrucca’, mi ha risposto”. Valentina ha anche spiegato di non avere dato molto peso a questa insolita richiesta in quanto credeva che “Luca scherzasse”.

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