(Ursula Franco è medico chirurgo e criminologo. «Stylo24» l’ha intervistata sul delitto della piccola Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni uccisa il 24 giugno 2014 facendola precipitare dall’ottavo piano di un palazzo nel Parco Verde di Caivano. L’imputato Raimondo «Titò» Caputo è stato condannato all’ergastolo in primo grado, nel luglio scorso)

La Dottoressa Ursula Franco, medico e criminologo
La Dottoressa Ursula Franco, medico e criminologo

L’accusa sostiene che Fortuna Loffredo sia stata uccisa in seguito ad un tentativo di violenza sessuale, lei cosa ne pensa?

«Ritengo che le violenze sessuali cui Fortuna veniva cronicamente sottoposta nulla abbiano a che fare con la sua morte. L’ipotesi del tentativo di violenza sessuale scaturito in un omicidio non è supportata da alcun dato medico legale come lividi o escoriazioni nella parte mediale delle cosce o sulle grandi labbra o a livello dell’orifizio anale, lividi sulle braccia, presenza di materiale genetico dell’assalitore sotto le unghie. Quando ci si trova di fronte alla morte di un bambino sul cui corpo si rilevano i segni di un abuso cronico, la sua morte e l’abuso vanno trattati come due fatti distinti, è un errore grossolano collegarne la morte agli abusi perché chi abusa cronicamente di un bambino non lo uccide».

Perché separati?

«I pedofili molestatori, quando le circostanze glielo permettono, agiscono abusi sulle stesse vittime per anni, per questo motivo non hanno ragione di sopprimerle; sono i predatori sessuali violenti, un altro genere di child sexual offender, ad uccidere le loro vittime. Negli ultimi anni, a scapito della verità e a favore della spettacolarizzazione, è in atto un tentativo di riscrivere la criminologia in questo campo. È falso che i pedofili molestatori uccidano i bambini per paura di essere denunciati. Purtroppo, questa “rivisitazione” non ha solo molti seguaci tra il pubblico televisivo degli “show del dolore” ma anche tra gli inquirenti».

E nel caso specifico?

«Nel caso della morte di Fortuna Loffredo si è perfino arrivati a fantasticare di un fantomatico serial killer pedofilo che uccide i bambini e trattiene una loro scarpetta come souvenir, nulla di più lontano dalla verità».

Chi sono i predatori sessuali violenti?

«I predatori sessuali violenti sono soggetti che rapiscono ed uccidono i bambini. Un predatore sessuale violento è Luigi Chiatti, conosciuto come il Mostro di Foligno. Luigi Chiatti ha ucciso due bambini prima di essere arrestato, Simone Allegretti, 4 anni, e Lorenzo Paolucci, 13 anni. Un altro predatore sessuale violento è Massimo Giuseppe Bossetti, condannato in primo e secondo grado all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, 13 anni. Non sempre i predatori sessuali violenti agiscono atti sessuali sulle loro vittime, molto spesso, in quanto sessualmente incompetenti, si cimentano in atti sessuali sostitutivi quali il taglio degli abiti e l’accoltellamento come nel caso della Gambirasio».

Ritorniamo a coloro che abusano cronicamente dei bambini, ai pedofili molestatori, dove si nascondono?

«Si nascondono tra coloro che possono avere facile e prolungato accesso alle vittime, familiari, familiari dei compagni di gioco, educatori, preti e allenatori».

Perché i bambini non si ribellano agli abusi?

«I bambini non si ribellano agli abusi perché non li riconoscono come tali in quanto i pedofili molestatori li conducono gradualmente all’abuso vero e proprio e lo fanno attraverso manifestazioni di affetto o di generosità o agendo molestie apparentemente innocue camuffate da giochi. I pedofili molestatori sono dei manipolatori, per questo motivo le loro vittime non vivono l’abuso in modo immediatamente traumatico e, sempre per lo stesso motivo, le vittime, una volta cresciute, provano rabbia, una rabbia dovuta al fatto di non essersi sottratte, di non aver reagito, proprio perché incapaci di decifrare ciò che gli stava accadendo».

Gli avvocati del padre di Fortuna,  Pietro Loffredo (LEGGI QUI), non si sono allineati con i  pubblico ministero Domenico Airoma e Claudia Maone ma hanno chiesto l’assoluzione di Raimondo Caputo, lei che cosa ne pensa?

«Ritengo che Angelo e Sergio Pisani abbiano ragione, non solo Raimondo Caputo non ha ucciso Fortuna ma, con tutta probabilità, non è neanche l’autore degli abusi che la bambina subiva cronicamente. Caputo è credibile quando afferma: “Io non ho commesso l’omicidio, sono state dette troppe falsità su di me. È vero, sono un ladro ma la bambina non l’ho mai toccata. Qualche volta ho toccato l’amica del cuore di Fortuna, io la toccavo e tutti lo sapevano. Possono anche darmi 10 ergastoli, io sono innocente. Non ho ucciso io la bambina”».

Si è fatta un’idea di come possano essere andati i fatti?

«Io credo che la chiave di questo caso sia Marianna Fabozzi. La Fabozzi ha mentito inizialmente agli inquirenti quando ha sostenuto che Fortuna Loffredo non fosse entrata in casa sua poco prima di morire; sua figlia Chiara, l’amica dodicenne di Fortuna, ha riferito al magistrato che Caputo uccise la piccola Loffredo in seguito ad un approccio sessuale, il suo racconto è smentito dalle risultanze dell’esame autoptico che non ha rilevato alcun segno di un tentativo di violenza sul corpo di Fortuna ma solo gli esiti di violenze croniche. Aggiungo che, se di omicidio si è trattato, il movente lo ha ben chiaro Mimma Guardato, la madre della vittima: “Era troppo bella, Chicca. Per invidia, me l’hanno uccisa. Per invidia”».