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Sara’ la Sezione disciplinare del nuovo Consiglio superiore della magistratura che si insediera’ il 25 settembre prossimo a giudicare i pm di Napoli Henry John Woodcock e Celestina Carrano, che hanno avviato l’inchiesta Consip, poi trasferita a Roma. Un organo di autogoverno completamente rinnovato e in cui la maggioranza dei consiglieri laici e’ espressione dell’area di governo giallo-verde. Sulla carta il ruolo di vice presidente, che per legge guida anche la Sezione disciplinare e viene eletto dai 26 consiglieri tra gli otto laici, dovrebbe andare ad uno dei laici “grillini”. Ma la partita e’ ancora tutta da definire e il suo esito potrebbe avere dei riflessi sul procedimento a carico dei due pm, legato a un’inchiesta giudiziaria che ha avuto implicazioni politiche, con il coinvolgimento del padre dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi e dell’ex sottosegretario Luca Lotti.

I pm Henry John Woodcock e Celestina Carrano

L’atteso colpo di scena e’ arrivato in quella che doveva essere l’ultima udienza, prima della sentenza, del processo ai due magistrati che sono accusati di aver violato i diritti di difesa dell’ex consigliere di Palazzo Chigi Filippo Vannoni per averlo ascoltato il 20 dicembre del 2016 come testimone, quando secondo l’accusa ci sarebbero gia’ stati gli elementi per la sua iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta Consip; iscrizione che venne fatta in seguito dai pm di Roma. I difensori dei due magistrati, Marcello Maddalena e Antonio Patrono, hanno chiesto il rinvio del procedimento, alla luce delle considerazione che la procura di Roma sta per depositare le sue conclusioni su tutti gli indagati, compreso Vannoni; e che proprio da questi ultimi atti potrebbero emergere elementi indispensabili alla difesa di Woodcock e Carrano. Richiesta accolta dalla Sezione disciplinare guidata da Giovanni Legnini (Pd) che il 24 settembre concludera’ il suo mandato, dopo aver avuto conferma che l’inchiesta sara’ chiusa in “tempi ragionevoli” dal pm di Roma Mario Palazzi, ascoltato nel corso dell’udienza come testimone. Il procedimento e’ stato cosi’ rinviato al 5 novembre prossimo per “garantire un compiuto esercizio del diritto di difesa”. Ma non ripartira’ da zero perche’ le parti si sono impegnate a non chiedere al nuovo collegio il rinnovo degli atti compiuti.

Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua

Dalla deposizione di Palazzi e’ arrivato un punto a favore dell’accusa, quando il magistrato ha spiegato che Vannoni fu iscritto nel registro degli indagati nella capitale il 6 febbraio del 2017 “sostanzialmente” sulla base degli stessi elementi gia’ in possesso dei colleghi napoletani. Ma anche un punto a favore di Woodcook, che e’ accusato di aver interferito nell’inchiesta dei colleghi romani: il tutto per un giudizio attribuito al pm da un quotidiano che il falso per cui il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto era stato indagato a Roma doveva essere il frutto di un errore e non di un dolo. “La mia reazione a quell’articolo fu di disappunto, perche’ io continuo a non credere nella tesi dell’errore di Scafarto, ma tutto fini’ la’”, ha detto Palazzi, che ha colto l’occasione per togliersi un altro sassolino nei confronti dell’ufficiale del Noe, spiegando che e’ stata raggiunta la “ragionevole prova” che “fu lui l’autore della rivelazione” che l’allora comandante generale dei carabinieri Del Sette era indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip.

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