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Le assunzioni fatte da Gori spa, società mista campana controllata da Acea, la multiservizi di Roma, e assegnataria della gestione del servizio idrico tra le province di Napoli e Salerno, furono messe in atto solo per le segnalazioni dei politici locali. Ad affermarlo è la Procura di Torre Annunziata al termine di una inchiesta che inizia nel 2010 per fatti risalenti alla fine del 2007. Un clientelismo, secondo gli atti giudiziari, senza limiti e fine, che portò l’organico di Gori a gonfiarsi in maniera spropositata. E con il solo obiettivo, secondo quanto viene riportato nell’articolo del ‘Fatto Quotidiano’, a firma del collega Vincenzo Iurillo, di ottenere bilanci positivi per consolidare il titolo in Borsa di Acea negli anni prima del 2009. E per farlo, era necessario il parere positivo dei politici. Sindaci e amministratori dei 76 Comuni azionisti dell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano, interamente pubblico, detentore del 51% delle quote e dunque “controllore” di Gori-Acea.

E chi avrebbe dovuto controllare non lo fece, anzi, in qualche caso andò a lavorare dai controllati. La Procura sottolinea come il primo presidente di Easv fosse un politico in quota Ds-Pd “vicino a Bassolino”, Alberto Irace, che nel 2007 “improvvisamente lasciava la poltrona per accettare l’incarico propostogli di dirigente proprio in Acea”. E negli anni successivi diventerà amministratore delegato, dopo aver lavorato in Toscana come Ad di Publiacqua, lì dove avvicinerà al mondo di Matteo Renzi.

 

I reati non sono più perseguibili, risalgono a fatti vecchi di una decina d’anni, e per loro è stata chiesta l’archiviazione. E le 674 assunzioni non sono ritenute tali da far configurare una associazione a delinquere Gori-Acea per la Procura, ma solo un “malcostume” tutto italiano. Insomma, un sospiro di sollievo per i 26 indagati. A cominciare dal subappaltatore-politico della costiera sorrentina che fu perquisito dalla Finanza nel 2010 e preso dal panico gettò il personal computer nel fuoco. Salvo poi accorgersi che l’hard disk sarebbe stato salvabile. Un ritrovamento che consentì di ricostruire tracce di un favore, come i lavori di ristrutturazione nella casa dell’Ad Tempesta a Roma, uno dei cinque indagati in chiaro, totalmente gratuiti.

Richieste di archiviazioni certo, che, però, sono pronte a dare maggiori e nuovi argomenti a chi chiede la gestione pubblica dell’acqua, come stabilito da un referendum del 2011.

 

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