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Societa’ di lavoro interinale come ‘appoggio’ per un clan. E’ lo scenario ipotizzato dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno che, in un’indagine delegata al Gico della Guardia di Finanza, ha fatto luce sui legami e sul patrimonio di un imprenditore di Pontecagnano Faiano, Giovanni Attanasio, detto ‘il presidente’. Questa mattina, le Fiamme Gialle hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Attanasio e di un pregiudicato, Enrico Bisogni. Ottiene, invece, il beneficio dei domiciliari uno stretto suo collaboratore, Sergio La Rocca. A tutti viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, all’intestazione fittizia di beni, alle false attestazioni all’autorita’ giudiziaria e al compimento di reati tributari.

L’inchiesta nasce nel 2014 da una verifica sul patrimonio di Attanasio e sull’eventualita’ che imprese di somministrazione di lavoro interinale e di logistica fossero riconducibili a lui, uomo che il procuratore di Salerno facente funzioni, Luca Masini, definisce “dominus, nonostante non figuri tra gli organigrammi delle societa’”. Nell’estate 2015, i baschi verdi avevano gia’ accertato un’evasione fiscale di 8 milioni di euro, poi in parte saldata al Fisco, da parte di una delle societa’, la Lavoro.doc, per la quale era stato disposto ed eseguito un sequestro preventivo del patrimonio a disposizione di Attanasio, tra cui immobili, azioni, conti corrente, denaro contante, orologi preziosi e quadri d’autore.

Il ruolo del «presidente»

Per gli inquirenti, il ‘presidente’, cosi’ era chiamato l’imprenditore, sarebbe il titolare del vasto patrimonio immobiliare, societario, mobiliare e finanziario in gran parte intestato in maniera fittizia a prestanome. I pm sostengono che tutti questi beni siano stati accumulati, sia “attraverso la sistematica evasione fiscale del gruppo facente capo all’indagato”, ma anche grazie “all’appoggio del clan Pecoraro-Renna”. Bisogni, gia’ detenuto perche’ imputato con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso nell’ambito delle inchieste ‘Omnia’ e ‘Perseo’, e’ a capo di un gruppo criminale legato proprio a quella cosca; e proprio Bisogni avrebbe avuto un ruolo di primaria importanza all’interno della S.V.A., una societa’ cooperativa riconducibile ad Attanasio. Bisogni, che ha ricoperto, dal 2012 al 2016, il ruolo di addetto alla distribuzione di abbigliamento antinfortunistico, avrebbe acquisito “un’autonomia decisionale sul reclutamento e sull’impiego dei dipendenti del gruppo delle societa’ facenti capo all’Attanasio”, scrivono gli inquirenti.

 

Per il comandante provinciale della Guardia di Finanza, il generale Danilo Petrucelli, sarebbe avvenuto “uno scambio di favori” tra il mondo dell’imprenditoria e quello della criminalita’ organizzata. L’uomo dei Pecoraro-Renna avrebbe procurato attestati falsi di impiego lavorativo nelle imprese di Attanasio a numerosi pregiudicati, con i quali era possibile a ciascuno di loro ottenere benefici durante l’esecuzione della pena. Sarebbero 10 le persone assunte che avrebbero legami con il clan, ma le posizioni vagliate sono circa un centinaio. Risultano assunti figli di esponenti della criminalita’ organizzata. Per la procura distrettuale, “con l’assunzione di alcuni componenti del gruppo criminale e di altre persone da questi ultimi raccomandate, Giovanni Attanasio ha concorso ad accrescere il loro potere e la loro influenza criminale, cosi’ determinando un rafforzamento del clan”. In cambio, il ‘presidente’, tra l’altro, in due occasioni, nel 2015 e nel 2016, avrebbe sedato con intimidazioni due manifestazioni sindacali, di cui una nella sede di Vicenza. Da Salerno, in quel caso, parti’ un pullman con a bordo 25 persone inviate a calmare gli animi dei lavoratori in protesta.

Le attivita’ imprenditoriali di Attanasio, nel tempo, da Pontecagnano, sede principale dei suoi affari, si sono estese anche a Roma, Ancona, Avellino, Bari, Catania, Napoli, Prato, Parma, Trapani, Varese e Vicenza. E poi anche all’estero, in Danimarca e in Estonia, dove si sono registrati investimenti e dove avrebbe acquisito le quote di due societa’, impiegando, secondo i pm, “parte dei proventi illeciti provenienti dall’ingente evasione fiscale”.

Un fatturato da 100 milioni di euro

Durante le perquisizioni di stamane, i militari della Guardia di Finanza hanno rinvenuto, tra la sede della societa’ e a casa di Attanasio, diversi quadri riportanti le firme di Picasso e Monet per i quali sono in corso le verifiche di autenticita’, 8 anelli del valore di 1.500 euro ognuno, un assegno di 5.000 euro e 5.000 euro in contanti, tutto sotto sequestro. Nella borsa di Attanasio, c’era un appunto relativo alla struttura societaria del suo gruppo che, tuttavia, non esiste documentalmente, e sul quale si lavora. Il pm che ha coordinato l’indagine, Vincenzo Senatore, spiega che “il punto di svolta dell’inchiesta e’ rappresentato dalla ricostruzione degli organigrammi delle varie societa’”, che sarebbero 60 per 30 aziende e definendo “una selva” le quote societarie. Dalle verifiche svolte dalla Guardia di Finanza, il fatturato ammonta a 100 milioni di euro e 1000 sono i dipendenti assunti.

 

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