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Alla fine ha scelto di collaborare con la giustizia. Dopo un percorso tortuoso, fatto anche di ripensamenti dovuti alla scelta della sua famiglia di non seguirlo in questa decisione, rifiutando il programma di protezione testimoni e ingiuriando contro di lui. Ma i quasi 20 anni di carcere che Gennaro De Tommaso, per tutti “Genny ‘a carogna”, hanno fatto più di ogni altra cosa. Sono stati la molla decisiva per la sua decisione di parlare, dal carcere di Rebibbia dove si trova adesso, con quello Stato che adesso lo ascolterà per sei mesi, entro i quali dovrà dire tutto ciò che sa.

L’arresto di Gennaro De Tommaso

A cominciare, come riporta ‘Il Corriere del Mezzogiorno” dal ruolo della sua famiglia nel clan Giuliano di Forcella. Loro, i De Tommaso, gli unici autorizzati a spacciare, ma anche a rifornirsi di droga. Con Genny che aveva un canale privato attivo che partiva dall’Olanda, da cui arrivavano droghe sintetiche, pasticche e marijuana. Sostanze stupefacenti che hanno inondato il centro storico di Napoli. Ma De Tommaso ha anche molto da dire sul sistema con cui all’interno delle carceri napoletane, da Poggioreale a Secondigliano, vengono introdotti telefoni cellulari che finiscono nelle mani dei boss. Squarciando il velo che si trova sul sistema di corruzione i cui particolari sono ritenuti molto interessanti dagli inquirenti.

 

Ma “Genny ‘a carogna” è salito agli onori della cronaca soprattutto nel maggio del 2014, quando fu lui a dare il via libera per far disputare la finale di coppa Italia a Roma tra Napoli e Fiorentina. La sera in cui Daniele De Santis sparò tra la folla, uccidendo Ciro Esposito. Come riporta un articolo del ‘Mattino’, a interessare di più sarebbe un eventuale tentativo, emerso dalle indagini sui tre fratelli imprenditori Esposito, di convocare alcuni calciatori del Napoli.

La “trattativa” per far disputare la finale di Coppa Italia

Con il chiaro obiettivo di concordare una versione che ripulisse l’immagine di De Tommaso proprio in riferimento a quella “trattativa”. Che non poteva incorrere in sanzioni che gli impedissero di essere in Curva A, lì dove, a capo dei “Mastiffs”, la sua presenza era fondamentale per gli equilibri che fanno parte di quel luogo a se stante che è uno stadio di calcio.

 

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