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Societa’ ‘cartiere’ intestate a prestanome acquistavano, formalmente, prodotti da societa’ estere comunitarie e, non versando l’Iva a debito su quelle cessioni, realizzavano un’evasione fiscale quando la merce veniva venduta ai clienti coinvolti nella filiera illecita. E’ questo il meccanismo criminale scoperto, nel settore della grande distribuzione di detersivi e prodotti per la casa, dalla procura di Nocera Inferiore in un’indagine affidata alla Guardia di Finanza di Salerno che ha portato a individuare e a smantellare, con arresti e sequestri, un’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale internazionale con base nell’agro sarnese-nocerino.

La truffa ai danni del Fisco, secondo l’impianto accusatorio condiviso dal gip nocerino, veniva realizzata attraverso l’emissione, il rilascio e l’utilizzo di fatture “per operazioni soggettivamente inesistenti da parte di societa’ estere con sede in Inghilterra, Spagna, Lituania Romania e Bulgaria, utilizzate per l’acquisto, da produttori e fornitori comunitari, delle partite di merce destinate al mercato nazionale”. Ieri mattina, i militari delle Fiamme Gialle hanno eseguito, nelle province di Salerno, Napoli, Benevento e Avellino, dieci ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari che, allo stesso tempo, ha ordinato un sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente di tutti i beni riconducibili agli indagati e alle societa’, italiane ed estere, coinvolte nella frode, per l’ammontare complessivo di 1 milione 600 mila euro, somma corrispondente all’imposta evasa.

 

Con l’accusa, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale internazionale, emissione di fatture e altri documenti per operazioni inesistenti, aggravati dalla transnazionalita’, sono finiti in carcere i tre indagari ritenuti gli ideatori dell’evasione, C.L., D.S. (residenti a Mercato San Severino, nel Salernitano), e D.G. (residente in Irpinia, a San Michele di Serino). Hanno ottenuto, invece, il beneficio dei domiciliari R.F. (residente a Baronissi, in provincia di Salerno), F.M. (residente a Castellammare di Stabia, nel Napoletano), A.P. (residente a Matino, nel Leccese) e B.R. (residente a Nocera Inferiore). Obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza, infine, per B.G., D.L.J. di Pagani e per P.V. di Fisciano.

Attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, indagini finanziarie nei confronti di undici persone e sei societa’ coinvolte nel sistema di frode, gli investigatori hanno trovato riscontri anche nelle dichiarazioni di numerosi imprenditori che hanno avuto, come clienti o fornitori, rapporti commerciali con componenti della banda. I clienti che acquistavano a prezzi ‘stracciati’ prodotti dalle societa’ finite nel mirino dei pm, secondo una ricostruzione del l’ufficio inquirente che ha a capo Antonio Centore, riuscivano a “praticare a loro volta prezzi di vendita finali piu’ vantaggiosi, rispetto a quelli del mercato”, mettendo in atto “una concorrenza sleale nei confronti degli operatori onesti che, invece, acquistano a prezzi normalmente praticati sul mercato”. Inoltre, hanno beneficiato dell’indebito credito Iva “artificiosamente generato, grazie all’annotazione delle fatture soggettivamente inesistenti emesse dalle societa’ cartiere”.

Dall’esame delle documentazioni e dall’analisi delle movimentazioni bancarie condotte sui conti correnti intestati alle societa’ esistenti solo sulla carta, i pm hanno individuato e monitorato i flussi finanziari in entrata, ricevuti da clienti nazionali, e in uscita, verso i fornitori comunitari. Particolare attenzione e’ stata dedicata ai conti di due delle societa’ ‘cartiere’ che fungevano da collettori dei proventi della frode. In questo modo, sono state individuate le societa’ straniere intestatarie dei conti correnti sulle quali venivano immediatamente bonificati i profitti illeciti. Questi ultimi, tuttavia, venivano giustificati, formalmente, dalla documentazione a corredo delle transazioni commerciali realizzate in maniera simulata in Italia.

 

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