Il pm della Dna, Cesare Sirignano, il magistrato a lungo in prima linea nell’inchiesta contro i casalesi e che ha firmato catture eccellenti, va detto fin da subito, non indagato, sta seriamente pensando di fare un passo indietro e lasciare il coordinamento dell’area di Caserta. Decisione che sarebbe la conseguenza del caos in seno al Csm, dopo le intercettazioni relative all’inchiesta a carico di Luca Palamara, pm romano, nonché ex presidente dell’Anm. Proprio intercettando Palamara, come riporta un articolo di ‘Repubblica’, a firma dei colleghi Dario Del Porto e Conchita Sannino, sono venuti a galla alcuni colloqui in cui quest’ultimo e Sirignano citavano il “candidato Giuseppe Borrelli, vicario della Procura di Napoli, coordinatore del pool anticamorra.

 

Palamara voleva contare su un procuratore a Perugia che mettesse sotto inchiesta i suoi “nemici”, Paolo Ielo e Giuseppe Pignatone. Sirignano, in un’intercettazione del pomeriggio del 7 maggio viene contattato da Palamara: «Questo (Borrelli, ndr) ce l’ha le palle per farlo? Perché mi dicono che è il candidato di Area». Sirignano lo tranquillizza: «Ho parlato con Peppe e gli ho detto: “Guarda che se vai tu a Perugia, è perché sei affidabile. E capiscimi cosa vuol dire questa parola”. Gli ho anche detto: “Te la devo spiegare?”. E lui ha detto: “No no, ho capito”. Io e te siamo troppo legati per dirti che Borrelli è 99 per cento».

Borrelli, dal canto suo, ha smentito qualsiasi colloquio e ha inviato una relazione al procuratore di Napoli, Gianni Melillo, con gli audio di due conversazioni con Sirignano. Dai quali risalterebbe la sua estraneità.

Dall’articolo del ‘Mattino’, a firma del collega Leandro Del Gaudio, emergono 24 telefonate censite, tra il primo marzo e il 15 maggio scorsi tra i due. Ma, come sottolineato, lo stesso Sirignano non è indagato e si tratta di conversazioni fatte con un suo collega dal tono informale.