di Francesco Vitale

La Corte di Cassazione con la sentenza numero 38750/2018 (depositata ieri) della Terza sezione penale, ha ammesso, ma solo parzialmente, il cosiddetto principio del  «copia e incolla».

Nei fatti ha considerato legittima
la condotta del giudice delle indagini preliminari. Il gip di fronte alla richiesta
da parte dell’accusa (sull’applicazione congiunta di misure cautelari, personali
e reali) ha utilizzato alla lettera
le motivazioni del pubblico ministero,
ma le ha accolte soltanto
in maniera parziale

Al centro della discussione il caso di un imprenditore accusato di traffico illecito di rifiuti. La Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dalla difesa. Nello specifico la Procura aveva chiesto l’applicazione di misure restrittive nei confronti del suddetto imprenditore e contestualmente che si attuasse il sequestro preventivo dei beni aziendali. Il giudice delle indagini preliminari ha dunque accolto la richiesta relativa al sequestro, ma ha respinto quella che aveva a che fare con la domanda di procedere con le misure restrittive della libertà personale.

Tra i motivi dell’impugnazione
che avevano portato al ricorso da parte della difesa, c’era proprio la constatazione dell’«appiattimento» del giudice
sulle tesi del pm, attraverso
il principio
del «copia e incolla»

La Suprema Corte, a tal proposito, ha sottolineato che l’ordinanza impugnata è in realtà allineata a una pronuncia precedente delle Sezioni unite. Vale a dire che il Tribunale procederà ad annullare il provvedimento che è stato impugnato, nel caso in cui la motivazione sia assente oppure non contenga una valutazione autonoma delle richieste della difesa e di ciò che abbia portato al sequestro.

Le considerazioni della Suprema Corte

Dunque, la necessità dell’autonoma valutazione delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza da parte del giudice, va considerata esaustiva e soddisfatta, quando l’ordinanza, anche se avviene con il sistema del «copia e incolla», accoglie le richieste del pm, solo per alcune imputazioni. Oppure solo per alcuni indagati «in quanto il parziale diniego opposto dal giudice o la diversa graduazione delle misure, costituiscono di per sé indice di una valutazione critica e non meramente adesiva, della richiesta cautelare, nell’intero complesso delle sue articolazioni interne».