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di Giancarlo Tommasone

Dai presunti affitti a prezzo «stracciato» dei circoli Tennis e Posillipo, passando dal caso relativo ai canoni irrisori di immobili pubblici a disposizione di 71 associazioni, dagli stabili occupati a costo zero dai centri sociali, fino ad arrivare alla vicenda della Fondazione Strachan Rodinò, controllata da Palazzo San Giacomo.

Affittopoli
napoletana,
la lista «infinita»

E’ lunga e annosa la lista, stantia, oseremmo dire, dell’affittopoli napoletana nel corso degli anni, anche se poi, a ben guardare, non ci sembra che si sia arrivati ad alcuna conseguenza per i presunti responsabili di tale condotta e protagonisti di uno «scandalo» che pare tornare costantemente di attualità. E di moda. Ma partiamo proprio dalla Fondazione Strachan Rodinò.

Il caso dell’abitazione
in fitto, di Sgambati
La vicenda
dei 33 appartamenti
della Fondazione
Strachan Rodinò

Il caso era scoppiato dopo la scoperta (da parte del «la Repubblica») di uno degli affittuari «privilegiati»: il consigliere comunale di maggioranza, Carmine Sgambati, che aveva sottoscritto il contratto di fitto, nel 2014, insieme alla sua compagna dell’epoca, Mariarosaria Conforto, inserita nel cda della Fondazione, su decreto del sindaco de Magistris, nel 2017.

Contratto
regolarissimo
e non vietato
da alcuna clausola,
è bene ribadirlo

Per un appartamento in Via Vittoria Colonna, Sgambati pagava e paga, ogni mese, appena 400 euro di affitto. E’ poi saltata fuori la lista (pubblicata dal quotidiano on line «Il Desk») dei 33 appartamenti della Fondazione in cui si vive a prezzo «stracciato». Tra gli affittuari, anche avvocati e dirigenti pubblici. Dal punto di vista legale, bisogna sottolineare, non c’è alcuna violazione. Poiché relativamente al regolamento della Strachan Rodinò non c’è alcuna clausola che vieti, ad esempio, a persone che facciano parte del consiglio di amministrazione della Fondazione, di essere affittuaria di un appartamento dell’ente in questione.

Si tratta di contratti validi
a tutti gli effetti,
regolarmente depositati

Come valida la stipula sottoscritta, ad esempio da un altro ex componente del cda della Strachan Rodinò (nomina su decreto di de Magistris e poi, «revocata» dallo stesso sindaco) che in uno «spazio» della Fondazione, in Via Toledo, ha ricavato un albergo. L’affitto è di 4.800 euro mensili, inferiore di appena 300 euro rispetto ai 5.100 di valore di mercato. Poca cosa, se vogliamo, rispetto a quanto, in proporzione paga Sgambati.

L’indagine sui prezzi
di mercato, per i fitti
nella zona di Chiaia

Stylo24 ha infatti «individuato», tramite una indagine di mercato relativa alla zona di Chiaia, il prezzo di fitto di un appartamento come quello in cui vive il consigliere di maggioranza: dagli 800 ai mille euro mensili.

Il sindaco
Luigi de Magistris
annuncia:
tolleranza zero
sul patrimonio
immobiliare

Sulla vicenda delle case fittate a prezzo «stracciato» è intervenuto anche il sindaco di Napoli, che parla di tolleranza zero sul patrimonio immobiliare e soprattutto sull’ammontare dei canoni che devono essere adeguati a quelli di mercato. Benissimo, ben detto. In verità, però, il sindaco poco può sulla gestione di quegli appartamenti (lo dichiara lui stesso), perché si tratta di gestione indiretta dei beni della Fondazione. Ma visto che il primo cittadino ci vuol vedere chiaro, gli consigliamo di cominciare proprio dal caso Sgambati. Ad esempio, chiedendo a quello che viene considerato un suo «fedelissimo», di far un passo indietro, lasciando l’appartamento, oppure lasciando l’incarico in maggioranza. Tutto ciò per esclusivi motivi di opportunità, sia chiaro.

La «presa di posizione»
del sindaco,
nella città che «autorizza»
l’occupazione abusiva
dei centri sociali

C’è pure da sottolineare, che la fascia tricolore, è la meno adatta per intervenire sulla vicenda, poiché rappresenta un ente, il Comune di Napoli, che di fatto, autorizza l’occupazione senza regole, e di fatto abusiva, di stabili, da parte degli attivisti dei centri sociali partenopei.

Detto questo, il caso Rodinò ha fatto saltare sulla sedia alcuni consiglieri comunali napoletani (Venanzoni e Lanzotti, ad esempio) che hanno prodotto due interrogazioni per conoscere i nomi degli affittuari, e che sembrano aver scoperto all’improvviso, il problema dell’affittopoli napoletana. I nomi, a suo dire, li avrebbe un altro consigliere, Gaetano Troncone, che potrebbe pubblicarli, se non saranno rese opportune spiegazioni da parte del sindaco, al Consiglio comunale. Ha tenuto a precisare Troncone. Ma come scrivevamo all’inizio del pezzo, la questione degli affitti a prezzi «stracciati», pur restando grave, è annosa, e per certi versi risulta essere noiosa.

A luglio del 2018,
scoppia il caso
del Posillipo
e del Circolo Tennis

«Oltre tre milioni di euro di mancate entrate in un lasso di tempo che va dal 2013 al 2018», è il danno erariale accertato dai militari della Finanza di Napoli ai danni di Palazzo San Giacomo, per «la locazione a prezzi di favore dei circoli sportivi Posillipo e Tennis», recita il comunicato delle fiamme gialle. L’inchiesta sull’ennesima presunta affittopoli napoletana, è avviata dalla Procura regionale della Corte dei Conti. Due gli atti di invito a dedurre emessi dalla Procura contabile: nei confronti di Romeo gestioni e alcuni dirigenti del Comune di Napoli. A febbraio del 2016, invece, emerge la vicenda degli immobili pubblici occupati, a canoni irrisori, da parte di 71 «associazioni». Qualche giorno dopo, sulla questione interviene Gianni Lettieri (che nella primavera del 2016, sfiderà alle Amministrative, il sindaco de Magistris). «Sto predisponendo, insieme ai miei legali, un esposto che depositerò nei prossimi giorni alla Procura Regionale della Corte dei Conti, per accertare le responsabilità erariali dell’attuale amministrazione comunale in relazione allo scandalo affittopoli a Napoli che è più grave rispetto alle altre città», scrive il 16 febbraio del 2016, in una nota, l’esponente del centrodestra. Facendo un ulteriore passo indietro di due anni, trasferiamoci idealmente a giugno del 2014. Relativamente al caso ribattezzato «affitti inutili», ovvero dei canoni pagati dal Comune di Napoli per immobili che avrebbero dovuto ospitare uffici comunali e che, invece, sono rimasti inutilizzati, le fiamme gialle del comando provinciale di Napoli notificano, complessivamente, quattordici inviti a dedurre, nei confronti di sei ex amministratori di Palazzo San Giacomo e di otto dirigenti comunali, alcuni dei quali, all’epoca, ancora in servizio.

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