In un recente rapporto della Dia, relativo al secondo semestre del 2018, si legge, in particolare nel capitolo dedicato alla criminalità in Campania, che “è chiaramente percepibile un rapporto causa-effetto tra il degrado sociale e familiare e la devianza giovanile, un fenomeno che non sembra arrestarsi e che si manifesta attraverso aggressioni immotivate o scontri tra bande, delle quali fanno parte, a volte, rampolli di famiglie criminali, provenienti da contesti familiari e metropolitani degradati”.

In particolare le stese, azioni armate con colpi d’arma da fuoco esplosi in aria o contro edifici di boss rivali, per ribadire la supremazia criminale su un territorio, “sono conseguenza della magmatica situazione, con gravi conseguenze per la sicurezza pubblica”:

Nella relazione della Dia, relativa al periodo luglio-dicembre 2018, si legge ancora: “Il notevole impegno profuso da forze di polizia e Magistratura e i positivi risultati raggiunti nell’assicurare alla giustizia i responsabili e i capi di questi gruppi non hanno finora fermato questa deriva violenta, di certo favorita dalla rapidità dei cambi di vertice, spesso occupato da pregiudicati anagraficamente molto giovani”.

“La perdurante vitalità della camorra – si legge ancora – è garantita non solo da un’asfissiante infiltrazione sociale, ma anche dai cosiddetti colletti bianchi, ai quali è demandato anche il compito di occultare i tesori dei clan”.

Capitolo affari – Clan che si arricchiscono grazie soprattutto al “traffico di stupefacenti, esercitati oggi con modalità diverse rispetto al passato, dal momento che vengono affidati ad esperti broker, in grado di importare la droga dai Paesi stranieri, di stoccare la merce e di distribuirla ai grossisti”.

Significativa in proposito è l’operazione “Snake”, conclusa nel mese di dicembre 2018 dalla Dia di Napoli e dalla Guardia di finanza che ha fatto luce su un’organizzazione, capeggiata da un imprenditore nolano e dal figlio, dedita all’importazione di ingenti quantitativi di droga per conto di organizzazioni criminali campane. Le sostanze stupefacenti, importate dalla Colombia e fatte transitare per Spagna e Olanda, erano destinate a rifornire un’area ricompresa tra i territori di Napoli (quartieri di Secondigliano e San Giovanni a Teduccio e comuni di Acerra, Sant’Antimo, Roccarainola), Caserta (Marcianise e Maddaloni) e Avellino (comune di Sperone), con proiezioni anche in alcune zone di Roma.

Uso della forza – Per i neonati clan camorristi “l’uso della violenza è uno strumento necessario per l’affermazione criminale”, mentre le organizzazioni storiche “tendono a rifuggire azioni eclatanti”.

La Dia ha inoltro messo in luce il ‘sistema Camorra’, che consisterebbe in un insieme di ‘sottosistemi’ molto diversi tra loro dove convivono (non sempre pacificamente) “organizzazioni camorristiche vere e proprie, gruppi di gangsterismo urbano e bande di giovani delinquenti”.