Non si placano le polemiche intorno alla prima puntata di ‘Realiti’, il programma condotto da Enrico Lucci in onda su Rai2. Durante l’esordio del 5 giugno, uno degli ospiti del programma, il cantante catanese Leonardo Zappalà, aveva detto parlando di Falcone e Borsellino: “Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita, le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce, ci deve piacere anche l’amaro”. Parole che hanno scatenato la dura reazione di Viale Mazzini, con l’azienda pubblica che ha avviato una istruttoria su quanto andato in onda. Che poi ha avuto anche una sorta di “secondo tempo”, con Nico Pandetta, neomelodico catanese, nipote di un boss condannato al carcere duro per i mafiosi, minacciare in diretta Facebook il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli. Ma non è di certo la prima volta che il mondo della musica neomelodica si intreccia con quello della criminalità organizzata e, più in particolare, con quello della camorra.

Sono dello scorso aprile le dichiarazioni di Luca Menna, pentito del clan Amato-Pagano (gli scissionisti), che ha diviso i neomelodici in due categorie: “quelli ‘a libretto’ e i semplici ‘cavallucci’, ovvero quelli inseriti in un contesto strutturato, fatto di contatti costanti, incassi e conti da ripartire, come se fossero organici a un sistema; e quelli che invece lavorano a serata, quando c’è da riempire di nomi nuovi un evento”. I primi sono quelli che devono fare carriera. Che devono essere presenti. Alcuni di questi lo sono stati anche troppo nel corso degli anni, tanto da vedere il loro nome passare dal cartellone pubblicitario al registro degli indagati. Come accaduto nel 2012 a Nello Liberti, fattosi conoscere soprattutto grazie al brano ‘Il capoclan’, il cui titolo basta e avanza a far intendere il tipo di elogio e a chi è stato fatto. Il cantante è finito al centro di una maxi inchiesta della DDA di Napoli contro gli affiliati ai clan di Ercolano Ascione-Papale e Iacomino-Birra.

 

Due anni dopo, al centro del mirino finisce Alessio (non indagato). Noto al grande pubblico anche per una sua partecipazione, nei panni di se stesso, nella fiction ‘Gomorra’. Secondo le rivelazioni del 22enne pentito Ciro Niglio, il neomelodico “corrispondeva una quota del suo cachet al clan degli scissionisti”. Rapporti che sfociarono anche “nel 2010” in una dedica fatta “insieme a Babà (altro cantante ndr) alla madre e alla sorella di Angelo Cuccaro”. “Nella festa del 2010, Ciro Abrunzo (detto ‘o Cinese, ucciso a Barra nel 2012, ndr) ‘regalò’ il cantante Alessio al giglio Insuperabile”, che, “oltre che strumento di estorsioni, veniva utilizzato anche per inviare messaggi alla popolazione o ad altri clan. Ricordo che in alcune occasioni venivano utilizzare canzoni per far sapere di alleanze tra clan (per esempio nel 2010 si cantò dell’alleanza tra i barresi e Secondigliano) o di contrasti tra di loro (per esempio nel 2007 Francesco Celeste inneggiò contro gli Aprea)”.

Nel 2012, invece, a finire in manette è Tony Marciano, arrestato nella sua casa di Boscoreale, perché accusato di aver importato sostanze stupefacenti dall’Olanda e di gestire un traffico di droga. Una delle canzoni più famose di chi venne definito come il cantore del clan Gionta di Torre Annunziata, è “Nun c’amme arrennere”, dedicata proprio al boss Aldo Gionta, e nella quale il cantante punta il dito contro i pentiti che hanno perso l’omertà. Nel 2016 la condanna a 5 anni e 4 mesi viene annullata dalla Cassazione, ma lo stesso neomelodico torna “alla ribalta” l’8 dicembre 2018, quando a Castellammare di Stabia, durante la serata resa “famosa” dallo striscione “Così devono morire i pentiti, abbruciati”, con tanto di falò, dal palco del Rione Savorito, fa una dedica abbastanza particolare: “A Salvatore della Faito per aver reso possibile tutto questo”. E quel Salvatore Faito altri non sarebbe se non Salvatore Imparato, elemento di spicco del clan D’Alessandro.