In crisi economica grazie ad arresti, pentimenti eccellenti e sequestri, il clan dei Casalesi si è messo a gestire lo spaccio di droga, persino a Casal di Principe (Caserta), dove gli stupefacenti erano tabù quando i capi del clan, che fossero liberi o in carcere, mantenevano intatto il loro potere. Un business che ha anche provocato lo scontro tra due diverse fazioni del clan, quella facente capo alla famiglia Schiavone e quella riconducibile ad Antonio Iovine, oggi pentito. Emerge dall’indagine della Dda di Napoli e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, che ha portato in carcere otto tra uomini e donne del clan, tra cui Teresa Vitolo, moglie dell’esponente del clan Carlo Del Vecchio, detenuto al 41bis, e soprattutto Gaetano Diana, figlio dell’esponente di spicco del clan Elio Diana e nipote del boss Francesco Schiavone detto “Cicciariello“, nonché elemento in ascesa dell’organizzazione.

 

Era Diana jr, per gli inquirenti, a raccogliere gli introiti dello spaccio, mentre l’organizzazione del traffico era stato delegato a Teresa Vitolo, che acquistava la droga – soprattutto cocaina e hashish – tramite Stefano Fusco (finito in carcere), cugino di un altro noto affiliato, Maurizio Fusco, ex capozona nel comune di Bellona per i Casalesi, in particolare per la famiglia Schiavone, nonché ex dipendente del Consorzio Unico di Bacino. Fusco acquistava la droga soprattutto a Caivano, nel Napoletano, e poi riforniva i pusher di Casal di Principe, ma anche dei Comuni di Bellona, Vitulazio e Camigliano. Diana incassava solo i soldi ma non si occupava di gestione del business per via di vecchi contrasti tra i Casalesi e i clan partenopei responsabili della vendita dello stupefacente.

Tra gli episodi emersi il contrasto tra la Vitolo, referente degli Schiavone, e la rappresentante della famiglia Iovine, la pluripregiudicata Cristina Gravante, che controllava le piazze di spaccio a Vitulazio, Bellona. “Quella non si deve permettere di vendere, non sa chi sono io” dice la Vitolo intercettata dai carabinieri.