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La Terza Sezione penale della Corte di Cassazione (sent. 43553 del 2/10/2018) è ritornata a pronunciarsi su di un tema, quello del bacio o delle effusioni amorose  non corrisposte, che già da tempo era stato affrontato in sede di  legittimità. In punto di fatto l’imputato ricorrente ha sostenuto che il tentativo di bacio sulla bocca non sarebbe da considerarsi atto sessuale, in quanto si conosceva e si frequentava da tempo con la persona offesa; ed in un’occasione  l’imputato, tentando di baciare l’amica (atto che, ad esempio,  nella cultura indiana  non ha alcuna connotazione sessuale) avrebbe semplicemente manifestato il suo serio sentimento amoroso. La Suprema Corte, tuttavia, coglie l’occasione per ribadire che, in diritto,  «il bene tutelato dall’articolo 609 bis c.p. (violenza sessuale) è rappresentato dalla libertà personale dell’individuo, che deve poter compiere atti sessuali in assoluta autonomia e libertà, contro ogni possibile condizionamento, fisico o morale, e contro ogni non consentita e non voluta intrusione nella propria sfera intima, anche se attuata con l’inganno» .

La libertà sessuale è perciò espressione della personalità dell’individuo, che trova copertura costituzionale nei precetti
di cui all’art. 2 e all’art. 3, co. 2 Costituzione

Inoltre, in coerenza con il bene protetto e con la centralità della persona offesa, ai fini della tipizzazione dell’offesa non si richiede né il dolo specifico, né alcun movente esclusivo. Pertanto «la definizione di un atto come di natura ‘sessuale’ deve essere ricercata su un piano oggettivo, indipendentemente dalle intenzioni dell’agente, che deve solo essere consapevole della natura ‘sessuale’ dell’atto posto in essere con la propria condotta cosciente e volontaria». Ne deriva che la connotazione ‘sessuale’ dell’atto, quindi, è definita non solo dalla scienza medica e dalle scienze umane, ma anche dalla cultura di una data comunità in un dato momento storico.

In altri termini, la natura sessuale dell’atto deriva dalla sua attitudine ad essere oggettivamente valutato, secondo canoni scientifici e culturali, come erotico, idoneo cioè a incarnare il piacere sessuale o a suscitarne lo stimolo, a prescindere dal fatto che proprio questo sia lo scopo dell’agente. In ogni caso vi sono atti la cui valutazione ‘sessuale’ va effettuata singolarmente, in relazione al particolare contesto in cui si inserisce la condotta e/o alla natura dei rapporti che intercorrono con il suo autore o alla natura della prestazione.

Ad esempio, non possono qualificarsi come sessuali
i gesti d’affetto genitoriale, i baci sulle guance
dati in segno di affetto o di saluto

In casi del genere, la natura ‘sessuale’ dell’atto deve essere valutata secondo il significato ‘sociale’ della condotta, avuto riguardo all’oggetto dei toccamenti, ma anche al contesto in cui l’azione si svolge, ai rapporti intercorrenti tra le persone coinvolte e ad ogni altro elemento eventualmente sintomatico di una indebita compromissione della libera determinazione della sessualità del soggetto passivo che sia oggettivamente e socialmente percepibile come tale (cfr. anche Sez. 3, n. 18679 del 19/11/2015, dep. 05705/2016, non massimata; Sez. 3, n. 964 del 26/11/2014 – dep. 13/01/2015, R, Rv. 261634).

Di conseguenza perché possa aversi il fatto tipico punito dalla norma «….va qualificato come ‘atto sessuale’ anche il bacio sulla bocca che sia limitato al semplice contatto delle labbra, potendosi detta connotazione escludere solo in presenza di particolari contesti sociali, culturali o familiari nei quali l’atto risulti privo di valenza erotica, come, ad esempio, nel caso del bacio sulla bocca scambiato, nella tradizione russa, come segno di saluto (cfr. Sez. 3, n. 25112 del 13/02/2007 – dep. 02/07/2007, Greco, Rv. 236964)».

La Corte ha, poi, precisato che il tentativo è configurabile non solo nel caso in cui gli atti idonei diretti in modo non equivoco a porre in essere un abuso sessuale non si siano estrinsecati in un contatto corporeo, ma anche quando il contatto sia stato superficiale o fugace e non abbia attinto una zona erogena o considerata tale dal reo per la reazione della vittima o per altri fattori indipendenti dalla volontà dell’agente (Cass., Sez. 3, n. 4674 del 22/10/2014 – dep. 02/02/2015, S, Rv. 262472; Cass., Sez. 3, n. 21840 del 17/02/2011 – dep. 01/06/2011, L., Rv. 249993). Per il caso di specie, non c’è stato il tentativo di un semplice e fugace bacio sulla guancia, in segno di saluto o di affetto, ma un’indebita interferenza nella sfera sessuale della vittima.

I protagonisti della vicenda si conoscevano da alcuni mesi, avevano o fatto tre-quattro passeggiate sul lungomare, durante le quali l’imputato si era innamorato della donna, la quale, invece, aveva fin da subito chiarito che non era affatto intenzionata a coltivare alcuna relazione sentimentale, essendo già sposata.

Il condannato aveva atteso la persona offesa all’uscita
del luogo di lavoro, aggredendola e tentando di baciarla

come affermato non solo dalla donna, ma anche dell’agente di polizia giudiziaria, intervenuto sul posto, il quale lo notò che tratteneva per il collo e per il braccio la vittima. Pertanto, alla luce dei principi di diritto appena enunciati, la Cassazione sembra consigliare alle persone troppo“ focose” (uomini e donne) di non azzardarsi ad andare oltre la semplice ed inoffensiva parola o sguardo quando nessuna “corrispondenza d’amorosi sensi” non solo non si percepisce nell’aria ma nemmeno si intravede concretamente.

A cura dell’Avv. Michele Riggi, con studio in Torre Annunziata e Napoli

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