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“Il bus circolava da 3 anni senza revisione e se l’autista avesse ascoltato l’allarme dei passeggeri fermando l’automezzo prima che imboccasse la discesa, la tragedia sarebbe stata evitata”. É uno dei passaggi salienti della difesa di Antonietta Ceriola, la funzionaria della Motorizzazione Civile di Napoli imputata nel processo ad Avellino per la strage del bus precipitato il 28 luglio 2013 dal viadotto “Acqualonga” dall’A16 Napoli-Canosa nella quale persero la vita 40 persone.

 

La Ceriola, per la quale i pubblici ministeri hanno chiesto la condanna a 12 anni di reclusione, è accusata di aver attestato falsamente l’avvenuta revisione. Il difensore, Massimo Preziosi, ne ha chiesto l’assoluzione perché nell’ora in cui sarebbe stata compiuta l’operazione informatica, la sua assistita non si trovava in sede. La responsabilità, ha sostenuto Preziosi, va invece trasferita su Vittorio Saulino, funzionario Motorizzazione, che avrebbe compiuto l’operazione come dimostrerebbe la firma, ritenuta autentica, sulla pratica. Per Saulino l’accusa ha chiesto 9 anni di reclusione.

 

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