Il Tribunale di Genova riconosce le responsabilità per il crollo. I familiari si dividono: «Colpe precise», ma c’è chi parla di beffa.
La sentenza sul crollo del ponte Morandi
Trentadue condanne, quasi 180 anni di carcere e dodici anni all’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci. È la prima sentenza sul crollo del ponte Morandi, costato la vita a 43 persone.
Il Tribunale di Genova ha riconosciuto, a vario titolo, i reati di crollo colposo, omicidio colposo e omicidio stradale. Esclusa invece l’aggravante legata alla sicurezza sul lavoro.
Castellucci annuncia battaglia in appello
La Procura aveva chiesto diciotto anni per Castellucci, già detenuto dopo la condanna definitiva per la strage del bus precipitato dal viadotto Acqualonga.
«Si è cercato il colpevole ma non la colpa. E Castellucci è stato condannato senza colpa», ha sostenuto il difensore Giovanni Paolo Accinni. La difesa ha già annunciato il ricorso contro una sentenza definita «profondamente ingiusta».
Il ponte Morandi poteva essere salvato
Per i giudici, il cedimento è partito dai difetti presenti nella parte superiore dello strallo della pila 9. L’evento sarebbe stato prevedibile ed evitabile.
Dal 2015 erano stati avviati progetti per rinforzare le pile 9 e 10, mai arrivati a una soluzione concreta. L’accusa ha sintetizzato così anni di verifiche e interventi mancati: «Il ponte era malato, c’erano segnali e non si intervenne».
La Procura prepara un nuovo ricorso
Il procuratore Nicola Piacente ha ricordato le dimensioni del procedimento: 282 testimoni, quattro periti, oltre 12 terabyte di documenti e più di 24mila pagine trascritte.
La Procura impugnerà il mancato riconoscimento dell’aggravante lavoristica. «Su questo faremo appello», ha anticipato Piacente.
I familiari: riconosciute colpe precise
Alla lettura del verdetto, molti parenti delle vittime si sono abbracciati. «È il crollo della cortina di fumo che ha aleggiato sulla verità», ha detto Egle Possetti, portavoce del Comitato.
La rabbia della sorella di Gerardo Esposito
Di segno opposto la reazione di Rosa Esposito, sorella del ventiseienne di Torre del Greco morto con tre amici.
«Una sentenza vergognosa, ma me l’aspettavo. La legge non è uguale per tutti», ha dichiarato. «Siamo stati abbandonati, non abbiamo ricevuto nemmeno una telefonata istituzionale. Siamo rimasti soli nel nostro dolore».

















