crollo torre annunziata

La Procura di Torre Annunziata ha concluso le indagini preliminari nei confronti delle 16 persone coinvolte nel crollo della palazzina di via rampa Nunziante del 7 luglio 2017, che portò alla morte di 8 persone. Le indagini hanno permesso di delineare il quadro di responsabilità relative al crollo, agli abusi urbanistici e ai connessi falsi in atto pubblico.

La consulenza tecnica dei professori Nicola Augenti e Andrea Prota ha accertato che la causa del crollo è da attribuire a lavori di manutenzione straordinaria eseguiti da Gerardo Velotto, al secondo piano dell’edificio, in assenza di qualunque titolo abilitativo. Sono stati abbattuti tramezzi divisori che hanno sovraccaricato il maschio murario al secondo piano, indebolendo il muro perimetrale esterno nord, verso la ferrovia.

Le indagini hanno accertato che il direttore dei lavori era l’architetto Massimiliano Bonzani, ritenuto responsabile del crollo insieme agli architetti Aniello Manzo e Giacomo Cuccurullo, deceduto nel crollo. Anche Roberto Cuomo, l’mministratore dello stabile, è stato ritenuto responsabile da parte della magistratura, perché a conoscenza dei lavori illegittimi in atto, avvisato più volte dai condomini che avevano intuito la rilevanza dei lavori. Le indagini e la consulenza tecnica del Professore Alberto Coppola hanno rilevato che oltre ai lavori al secondo piano, erano stati fatti lavori edilizi illegittimi anche al primo piano che però non hanno concorso al crollo.

L’architetto Bonzani, interdetto per 10 mesi dalla professione, aveva reiteratamente attestato che il palazzo fosse legittimo dal punto di vista urbanistico, mentre l’intero fabbricato sembra essere stato realizzato senza titolo abilitatitvo visto che agli atti risulta solo una licenza del 1957 per una villetta bifamiliare. Anche alcuni proprietari, quali Rosanna Vitiello, Ilaria Bonifacio, Aniello Manzo, Emilio Cirillo, Roberto Cuomo e Massimiliani Fortunato Lanfranco hanno dichiarato che l’intervento riguardava un immobile legittimo e accusati di falso ideologico in atto pubblico come Rita Buongiovanni, Giuseppe Buongiovanni, Donatella Buongiovanni e Roberta Amodio in qualità di venditori.