Un frame del video del duplice omicidio Scognamiglio-Paolillo, ribattezzato il 'delitto dei 7 secondi'

Le dichiarazioni del pentito del clan Lo Russo sui particolari del duplice omicidio nella sala slot di Miano

di Giancarlo Tommasone

Il duplice omicidio, quello di Salvatore Scognamiglio e del suo uomo di fiducia, Salvatore Paolillo, è passato alle cronache come il «delitto dei 7 secondi». Tanti ne occorsero, il 5 agosto del 2011, al killer reo confesso, Vincenzo Bonavolta alias Cenzore, per entrare in azione nella sala slot di Miano (di proprietà del clan Lo Russo).

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Il «delitto dei 7 secondi»

Appena sette secondi (di un blitz immortalato dalle telecamere), durante i quali il sicario inquadrò le vittime e fece fuoco. L’ordine – ricostruirono inchieste supportate anche dalle dichiarazione dei pentiti – gli fu impartito dall’allora boss Tonino Lo Russo (figlio di Salvatore, seguirà le orme del padre anche sulla strada della collaborazione con la giustizia).

All’epoca, la cosca dei capitoni era attraversata da due «correnti», quella di Lo Russo jr (appunto), e quella di suo zio Mario (pure lui, poi, passato a collaborare con lo Stato). Proprio per affermare la leadership – spiegherà lui stesso ai magistrati – Tonino Lo Russo decretò la morte di Scognamiglio, a cui lo zio Mario avrebbe voluto affidare la gestione del clan di famiglia.

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Tra i pentiti che hanno reso dichiarazioni sul duplice omicidio e sull’esecutore della missione di morte, c’è anche Antonio De Simini, che ha svelato particolari relativi alla ricompensa che avrebbe ricevuto Bonavolta, dopo l’eliminazione di Scognamiglio (obiettivo principe del raid).

«Io mi trovavo a Foggia (…) dove si rifugiava Tonino (Lo Russo, ndr) da latitante – fa mettere a verbale De Simini il 24 luglio del 2017 – e ricordo che venne Bonavolta con (altri due sodali). Bonavolta disse che stava a piedi e gli serviva una macchina e Tonino si mise a disposizione per regalargliela. Tonino disse allo stesso Bonavolta di scalare 27.000 euro dai soldi dell’erba e di comprarsi la macchina».

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Il pentito De Simini sottolinea che la vettura, «una Nissan nera con tappezzeria rossa, fu regalata da Tonino Lo Russo a Bonavolta, come ricompensa per l’omicidio di Scognamiglio (…) l’auto, nuova di zecca, alla fine venne a costare 30.000 euro perché era superaccessoriata». Ma non si esaurì con il «dono» dell’auto, la ricompensa al killer, da parte del clan.

L’auto superaccessoriata
da 30mila euro,
e gli altri «doni»

«Dopo l’omicidio di Salvatore Scognamiglio, Vincenzo Bonavolta andò a fare una crociera insieme alla moglie e ai figli, (crociera) regalata da (un altro affiliato di vertice del clan)», dichiara De Simini. Che racconta pure, come un altro esponente di punta dei capitoni di Miano, «regalò a Bonavolta un bracciale di brillanti modello tennis».