Cristofer Oliva e Fabio Furlan

di Giancarlo Tommasone

La voce dall’altro capo del telefono è forte e ferma. E’ la voce di Fiorella Mormone, la voce di una madre, la madre di Cristofaro Oliva. Occhi azzurri intenso, lineamenti delicati, Cristofaro è scomparso da Chiaiano, il quartiere in cui risiedeva, il pomeriggio del 17 novembre 2009. All’età di 19 anni. Scomparso non è proprio il termine giusto, perché per la stessa Fiorella Mormone, per gli investigatori che hanno condotto le indagini e per la magistratura, Cristofaro Oliva è stato ucciso. Anche se non è stato mai rinvenuto il corpo del giovane. Con l’accusa di omicidio, sequestro di persona e occultamento di cadavere, a più di un anno dalla scomparsa di Cristofer (come pure veniva chiamato il 19enne) vengono arrestati il suo migliore amico, Fabio Furlan e Karim Sadek.

Cristofer Oliva aveva 19 anni al momento della scomparsa

Quest’ultimo verrà successivamente scarcerato e scagionato da ogni accusa. Nel frattempo, Furlan affronta il processo. Il 17 ottobre del 2013 viene condannato a trent’anni di reclusione. In Appello, l’undici maggio del 2015, la condanna subisce un ridimensionamento, vengono inflitti 25 anni e sei mesi. Il colpo di scena arriva il 24 giugno del 2016, quando la Cassazione rinvia gli atti a Napoli per un nuovo processo in Assise d’Appello. I motivi: si tratta di un processo indiziario, durante il quale non è emersa una prova granitica. I punti non proprio chiari sono diversi. Furlan da allora è libero e va considerato innocente fino a una sentenza di condanna che sia passata in giudicato. La data del nuovo procedimento, a distanza di quasi due anni, non è stata ancora fissata.
Signora Mormone, ha ricevuto comunicazione circa la data della prima udienza del processo?
Assolutamente no, ho parlato di recente con i miei legali, ma non c’è alcunché di concreto, al momento. Si ipotizza che si possa cominciare prima dell’estate, ma credo si tratti solo di una supposizione. E tutto ciò è assurdo.

Karim Sadek è stato arrestato per la scomparsa di Cristofer, ma successivamente scagionato da ogni accusa

Quando ha pensato che suo figlio potesse essere stato ucciso?
Qualche settimana dopo la scomparsa. All’inizio credevo si potesse trattare di un sequestro, pensavo che Cristofaro fosse stato picchiato e portato in qualche posto, ma credevo che dopo un po’ lo avrebbero lasciato tornare a casa. Poi pian piano la situazione è stata più chiara. Abbiamo avuto i primi dubbi su Fabio Furlan. Era il miglior amico di mio figlio, avevano la stessa età, lo abbiamo ospitato a casa nostra e alla fine siamo stati colpiti alle spalle. Dopo i dubbi si è fatta largo la consapevolezza che Cristofaro era stato ucciso.
I dubbi su Furlan sono diventati sempre più certezze per lei e per i suoi familiari. Quando sono maturate per voi quelle certezze?
Nel momento in cui un commissario di polizia ci disse che quanto era stato detto da Furlan all’atto della scomparsa di mio figlio, non corrispondeva a verità. Il pomeriggio del 17 novembre arriva una telefonata di Furlan a Cristofaro. Gli si dice di scendere di casa entro mezz’ora. Quella telefonata era stata fatta da una cabina pubblica. Perché, come risulta agli atti, Fabio Furlan dichiara che non aveva soldi sulla scheda del cellulare. Dopo diversi mesi, la dichiarazione cambia. Furlan afferma che aveva chiamato da una cabina pubblica non perché non avesse credito, ma perché aveva la batteria del cellulare scarica. E’ stato provato invece che dallo stesso telefonino fossero state effettuate altre chiamate, nel periodo immediatamente successivo a quella ‘famosa’ fatta dalla cabina pubblica. Fu allora che i dubbi cominciarono a diventare certezze. Del resto, appare palese, che di bugie sia costellata l’intera condotta di Furlan. Non lo dico io, lo dicono le sentenze emesse al termine di due gradi di giudizio.

Karim Sadek all’uscita dagli uffici della polizia

Dopo quanto avvenuto in Cassazione, lei crede ancora nella giustizia?
Vorrei cominciare a crederci. Ma è veramente difficile. Cristofaro non c’è più, Fabio Furlan respira, è vivo e ha potuto rifarsi una vita all’estero, credo in Spagna. La giustizia per me e per molte altre persone, è troppo lenta. E dà un messaggio sbagliato, un messaggio di impunità. Impunità rispetto a chi ha commesso o potrebbe commettere dei reati.
Ha anche una sola speranza che suo figlio sia ancora vivo?
No. Nessuna. Cristofaro era solare, aveva tutto dalla vita. Era giovane, bello, indipendente economicamente, si affacciava all’Università, non gli mancava niente. Era l’uomo di casa. E’ stato ammazzato.

Fabio Furlan al momento dell’arresto in Questura

Perché, secondo lei, è stato ucciso?
Per invidia, per gelosia. Perché aveva quello che un altro non aveva. E allora in questi casi si può anche uccidere. Del resto si uccide per motivi molto più futili.
Quand’è stata l’ultima volta che ha sognato suo figlio?
Pochi giorni dopo la sua scomparsa. E’ stata l’ultima volta, da allora, poi, non l’ho sognato più. Era insieme a Fabio Furlan. Quest’ultimo diceva: avete visto? Ho riportato Cristofaro a casa. Avete visto? Io non c’entro niente, non ho fatto niente. Ma penso, che riguardo a quel sogno, si trattasse di una sorta di auto convincimento a livello inconscio. Perché non volevo credere che Fabio c’entrasse con la scomparsa di mio figlio. Fabio è stato accolto in casa nostra, era l’amico del cuore di Cristofaro; il solo pensare, da parte mia, che proprio Fabio gli avesse potuto fare del male, costituiva qualcosa di terribile da accettare. Lo è ancora oggi.