Cristiano Ronaldo con la sua nuova maglia

di Giancarlo Tommasone

A giugno scorso è uscito «La fine del calcio italiano» (Feltrinelli), il suo ultimo libro, un racconto preciso e per niente indulgente, del declino del pallone nel nostro Paese. Marco Bellinazzo è un giornalista de «Il Sole 24Ore», tra i massimi esperti di calcio e finanza. «Stylo24» ha raccolto le sue considerazioni sull’affare CR7, alla luce di quanto svelato dal presidente del Napoli.

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Aurelio De Laurentiis, nei giorni scorsi, ha infatti dichiarato che il procuratore di Cristiano Ronaldo, Jorge Mendes gli aveva chiesto se fosse interessato a prendere il fuoriclasse portoghese, ma alla fine il patron azzurro ha dovuto rinunciare.
De Laurentiis ha dichiarato di aver pensato di acquistare Cristiano Ronaldo, ma poi ha fatto dietro-front. Bilancio alla mano, era una operazione possibile per il Napoli?
Ritengo di no, si tratta di una operazione fuori dalla portata del club. Se si va a guardare anche l’ultimo bilancio del Napoli, si noterà bene che è stato chiuso con un passivo di 15 milioni. Cosa mai avvenuta prima d’ora e causata dal ritocco degli ingaggi a Insigne e a Mertens. La manovra per portare Ronaldo in azzurro avrebbe gravato sulle casse della società per una ottantina di milioni l’anno. Ci sarebbe stato il rischio, nell’arco di un paio di stagioni, di portare i libri in tribunale.

La presentazione di CR7 ai tifosi della Juventus

Quali ripercussioni positive, invece, avrebbe avuto tale tipo di operazione per la società?
Si sarebbe sicuramente trovato un modo per aumentare i ricavi, ma i risultati non sarebbero bastati comunque a coprire tale tipo di investimento. Quella azzurra è, allo stato, una società, ancora molto indietro rispetto alla Juve.
In termini di bilancio e disponibilità finanziaria, il Napoli potrebbe essere quotato in borsa?
Un discorso del genere si può fare nel momento in cui il club si trasformi in un’azienda. Stando così le cose, in Italia, oltre a Juve (che ha circa 500 dipendenti), Inter e Roma non vedo altre società che possano affrontare tale manovra. Diciamo che per il Napoli, si tratterebbe di una azione del tutto prematura.

Il patron azzurro Aurelio De Laurentiis

Dopo il no all’acquisto di Ronaldo, si è diffusa anche l’idea, da parte dei napoletani, di un azionariato popolare. E’ praticabile tale tipo di istituto nel calcio moderno?
E’ applicabile sicuramente al calcio moderno e lo provano le esperienze di squadre come Barcellona e Real Madrid, ad esempio. Club che attuano questo tipo di struttura di azionariato. C’è poi l’esperienza del Bayern Monaco con l’azionariato diffuso.

Aurelio De Laurentiis e Carlo Ancelotti a Dimaro

E in Italia?
Ci sarebbe bisogno di norme specifiche e di norme di carattere fiscale. Tutti i tentavi effettuati finora, in realtà alquanto minori, si sono rivelati fallimentari.

Andrea Agnelli

E’ Filmauro a mantenere il Calcio Napoli oppure è il contrario?
Qui non si tratta di stabilire chi o cosa mantenga chi o che cosa. Il peso del fatturato del Napoli (società controllata da Filmauro, ndr) pesa per il 90%. Evidente che il core business, negli ultimi cinque anni, è rappresentato dal Calcio Napoli. Aurelio De Laurentiis è in attivo, il cda ha incamerato più di 20 milioni. Il Napoli è un investimento in surplus. Per farci un’idea, se al momento si decidesse di vendere la società (Calcio Napoli, ndr), questa varrebbe orientativamente tra i 300 e i 320 milioni di euro.

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