Quando un gesto vale più di tante parole.

di Francesco Monaco.

Il simbolismo nella vita è qualcosa di molto importante, in politica diventa fondamentale. La percezione che viene trasmessa da un oggetto può valere più di mille fatti ed è forse in grado anche di far risparmiare qualche parola. Lo sa bene il M5s, lo sa benissimo Luigi Di Maio. Che ieri, all’apice del suo discorso di dimissioni, si è sfilato la cravatta, sottolineando come l’avesse sempre indossata per rispetto delle istituzioni. Ora, al di là del fatto che potrebbe esserci qualche motivo in più per farlo, il gesto è stato subito bloccato nel tempo dai grillini, che hanno piazzato il capo di abbigliamento dell’ormai loro ex capo politico nella teca dei ricordi, negli uffici di Montecitorio. Insieme a uno spumante con l’etichetta ‘bye bye vitalizi’, uno pseudo cartellone stradale sullo spazzacorrotti e altro ancora.

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Insomma, da ieri, la cravatta del caro Giggetto è lì, pronta a essere ammirata e idolatrata da tutti gli iscritti al M5s. Che, magari, ogni mattina, prima di cominciare a fare qualsiasi cosa facciano, si prostreranno davanti all’oggetto che, mai come in questo momento, li simboleggia di più. Un po’ come, volendo fare un parallelo cinematografico, Fantozzi e tutti i suoi colleghi facevano con la statua della madre del conte Diego Catellani. E anche in questo caso, il paragone tra la Megaditta creata dalla geniale penna di Paolo Villaggio e il partito fondato da Grillo e Casaleggio, è fin troppo facile. L’unico auspicio è che il saluto mattutino alla preziosa reliquia avvenga con risultati diversi da quelli ottenuti dal ragioniere più famoso d’Italia, che finiva puntualmente con l’andarci a sbattere contro. Anche perché, trattandosi di vetro, potrebbe finire diversamente.