di Giancarlo Tommasone

Il fallimento della Rbd (acronimo della compagnia armatoriale Rizzo-Bottiglieri-De Carlini) di Torre del Greco è arrivato all’inizio del 2018. La storica società ha fatto registrare il crac aprendo un buco da circa un miliardo di euro.

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Tra i vari creditori di detta
compagnia
c’è anche
il Fondo internazionale
Pillarstone, che si sta attivando per cercare di rientrare del denaro investito

L’occasione è rappresentata dalla circostanza, circa la quale, i curatori fallimentari del Tribunale di Torre Annunziata, di recente, hanno promosso un’asta  sulla totalità delle 13 navi (vale  a dire gli interi asset shipping di Rbd), con prezzo base d’asta di 200 milioni di euro. Secondo indiscrezioni riportate da Il Sole 24 Ore, Pillarstone (già maggior creditore dell’azienda), avrebbe presentato al Tribunale oplontino, un’offerta vincolante di 185 milioni per acquisire 7 delle 13 unità di Rbd. Di fatto, tale tipo di offerta valorizza gli asset del 30% circa, portando il valore complessivo di tutte le navi a più di 300 milioni di euro. La curatela fallimentare avrebbe inoltre la disponibilità della cessione di altre sei navi.

L’offerta di Pillarstone al Tribunale di Torre Annunziata:
185 milioni di euro per acquisire 7 delle 13 navi Rbd

Bisognerà vedere quale sarà la decisione del tribunale oplontino. Le intenzioni di Pillarstone, nel caso si riuscisse a portare in porto la trattativa, sono quelle di mantenere in Italia la gestione delle sette navi, assicurando in tal modo continuità lavorativa per i marittimi. Tra i creditori della società armatoriale corallina, c’è anche Monte dei Paschi di Siena, che si trova a vantare 255 milioni di euro di crediti insoluti.

Le proteste di piazza dei truffati della Deiulemar

Rbd e Deiulemar affondano l’economia marittima corallina

Il fallimento della Rizzo-Bottiglieri-De Carlini è seguito a quello di un altro simbolo della città costira, la Deiulemar. Il buco finanziario creato dal crac delle due società ammonta a due miliardi di euro. Un volume economico che oltre a mettere in ginocchio l’economia di Torre del Greco, ha coinvolto, massivamente, anche diversi istituti di credito.

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