Le proteste di piazza dei truffati della Deiulemar

di Giancarlo Tommasone

Tre storie di persone comuni, che avevano provato o a rafforzare la propria posizione economica oppure a dare una speranza ai figli, che a Torre del Greco, come in molte altre città della provincia partenopea, non riuscivano ancora a trovare una «dimensione», un posto di lavoro.

E allora si erano affidati alla Deiulemar, compagnia che per anni ha rappresentato una realtà corallina di eccellenza.
Non potevano sapere a cosa stavano andando incontro

Tre azionisti che fanno parte di quel bacino vastissimo di tredicimila truffati, coinvolti nel crac che ha aperto un buco che si avvicina al miliardo di euro. I nomi che adotteremo sono di fantasia: Giovanni, professionista; Enzo, andato in pensione nel 2010; Mario, impiegato. I primi due sono rimasti ad abitare a Torre del Greco, il terzo invece, dopo il fallimento Deiulemar, ha dovuto trasferirsi perché ha perso la casa che aveva ipotecato proprio per investire in quelle azioni, che si sono presto rivelate «carta straccia».

Crac Deiulemar, aperto un buco vicino al miliardo di euro

Storia di Giovanni, solo per un caso non è finito sul lastrico

«Fortunatamente non sono finito sul lastrico, come so di altri più sventurati azionisti, ma ci è mancato poco – racconta Giovanni, 52 anni, che nella vita esercita la professione di architetto – Mi convinsi ad affrontare questa avventura, senza immaginare minimamente quello che stava per accadere. Un investimento totale di 40mila euro fatto insieme alla mia compagna; soldi che credo di aver definitivamente perso. Certo un po’ di speranza di recuperare qualcosa c’è, ma anche per quanto riguarda il sequestro disposto nei confronti di Bank of Valletta, bisognerà sempre vedere come si riuscirà a mettere le mani su quel denaro».

Enzo ha investito (perdendola) l’intera buonuscita

Non è andata meglio a Enzo, per lui, anzi, la situazione è ben più grave. «Ho lavorato – spiega Enzo – come assistente amministrativo presso una scuola della provincia di Napoli. Non appena sono andato in pensione, ho cominciato a pensare all’altro figlio che ancora non si era sistemato. Ho raccolto la buonuscita, circa 30mila euro e l’ho investita. Credevo che in tal modo avrei potuto assicurare un futuro a mio figlio. Il fallimento della Deiulemar ci ha letteralmente tagliato le gambe. Ricordo ancora il giorno in cui abbiamo appreso la notizia: restammo senza parole. Da allora ho partecipato a tutte le manifestazioni e alle udienze che si sono tenute. Ma ho perso la speranza di recuperare il frutto del lavoro di una vita. Mio figlio vive ancora con me, ha superato i trent’anni, il lavoro non lo ha trovato ancora».

La protesta degli investitori di Deiulemar

L’ipoteca per raccogliere i soldi da investire
e la perdita dell’appartamento lasciatogli dal padre

Mario, invece, il lavoro ce l’ha, ma ha dovuto cedere un quinto dello stipendio (ammontante a circa 1.300 euro netti) per cercare di onorare i debiti. Dopo aver perso anche la casa. «Ho deciso di puntare sulle azioni Deiulemar, anche in seguito agli investimenti andati a buon fine che erano stati effettuati da alcuni miei familiari – racconta Mario – La casa mi era stata lasciata da mio padre. Non appena si è prospettata la possibilità, ho cercato di raccogliere fondi per acquistare le azioni, fino a ipotecare l’appartamento in cui vivevo. Pensai: passeranno un po’ di anni e rientrerò del denaro e ci guadagnerò. Non è andata così. A un certo punto, dopo il fallimento, sono cominciati i problemi con la banca; ho dovuto indebitarmi sempre di più e alla fine ci ho rimesso la casa, e continuo tuttora a pagare il mio errore. Ho dovuto cambiare città perché a Torre del Greco non ce la facevo nemmeno a prendere in fitto un piccolo appartamento».