venerdì, Agosto 12, 2022
HomeCulturaLa privacy al tempo del Covid: come annientare un diritto fondamentale della...

La privacy al tempo del Covid: come annientare un diritto fondamentale della persona per finalità che nemmeno conosciamo

di aemme

Non ci giriamo intorno: i bollettini quotidiani sul Covid ci hanno stancato, non riusciamo più a tenere il conto degli infetti e dei guariti. In Campania abbiamo persino il resoconto delle vaccinazioni con tutte le sottocategorie del caso: prima dose, seconda, booster, ecc. La narrazione della vita al tempo della pandemia ci dice che esiste solo il Covid, che si muore solo di Covid. Ci ripete che “siamo guerra” proprio perché deve passare l’idea che in un momento tanto complicato anche i diritti civili possono essere accantonati, per non dire annientati (due su tutti: la libera circolazione delle persone e il diritto alla privacy).

Parliamo un po’ del diritto alla privacy al tempo del Covid

A proposito di diritto alla privacy. E’ partito tutto dall’App Immuni, ricordate? Sembra passata una vita, ma i fatti risalgono a poco più di un anno fa. Anche in quel caso l’opinione pubblica ha interpretato la realtà in maniera molto superficiale. Molti portali hanno impropriamente parlato di un “conferimento dati anonimizzati”, ma questa è un’imperdonabile leggerezza. Secondo alcuni giuristi i dati ubicati sui server sono pseudonimizzati e non anonimizzati. La differenza non è poi così sottile. Il dato pseudonimizzato (cioè a dire il dato protetto da cifratura) è decodificabile da chi possiede la “chiave” (il titolare del trattamento o il responsabile del trattamento).

E’ un paradosso perché il dato anonimo non è neanche tutelato dal GDPR (è anonimo il dato che non consente IN ALCUN MODO un richiamo effettivo alla persona fisica) e a prescindere da ogni polemica sulle app di giochini e sciocchezze varie, il rischio per la privacy degli interessati era vero e concreto. In altre parole se il dato fosse anonimo non servirebbe alcun consenso perché non esiste una tutela giuridica del dato anonimo. Tuttavia i rischi per la privacy si abbattono se il titolare del trattamento (lo Stato?/i i gestori della APP?) indica una policy per la data retention (modalità e tempi di conservazione; policy per la distruzione delle informazioni raccolte).

Il punto, insomma, non è tanto se i dati conferiti siano o meno anonimi perché non lo sono, ma capire se le informazioni raccolte vengono “processate” per finalità ulteriori, con quali misure di sicurezza tecniche e organizzative vengono protette e per quanto tempo vengono conservate prima di essere (si spera) definitivamente cancellate.

Covid, in Italia si muore di più che nel resto d’Europa

Eppure, al netto di questo bombardamento (e alla luce di tutte le più efferate restrizioni) in Italia ci sono più decessi per Covid rispetto a quelli registrati negli altri Paesi dell’Unione Europea. Un dato che stride con il tasso di vaccinazione che è maggiore rispetto a quello degli altri paesi membri. Questo accade, secondo il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, perché l’Italia ha una “popolazione più anziana degli altri Paesi”. Lo ha detto a Di Martedì su La7. Difficile capire quale sia la verità scientifica (un tema che per ovvie ragioni releghiamo agli scienziati). Restano i dati e i diritti soppressi anche al di là della comune percezione. Anche questi sono fatti con cui dover fare i conti.

Leggi anche...

- Advertisement -