E’ stato coinvolto nel maxiblitz portato a termine contro la nuova mala dell’area orientale di Napoli

Non era stipendiato, il boss lo pagava a cottimo. In base all’entità delle azioni che portava a termine, prendeva dai 50 ai 100 euro a raid. E’ uno degli indagati coinvolti nell’operazione dello scorso gennaio, quella condotta contro i gruppi malavitosi D’Amico e Luongo, entrambi facenti capo ai Mazzarella, clan con base operativa a San Giovanni a Teduccio. Per 29 dei presunti affiliati delle nuove cosche dell’area orientale di Napoli, è stato disposto il processo immediato. La celebrazione dell’udienza è stata fissata per metà aprile.

Leggi anche / «A San Giovanni comandavo
io, a Portici c’era Umberto Luongo»

Ma tornando all’affiliato a cottimo, la circostanza è emersa grazie alle dichiarazioni del protagonista della vicenda. Si tratta di un indagato, e non di un collaboratore di giustizia, che però, il 31 ottobre del 2018, ha raccontato agli inquirenti della propria singolare condizione. Si chiama Vincenzo S. «Sono entrato nell’organizzazione di Salvatore D’Amico (alias ’o pirata), quando vi è entrato mio genero, nel 2017. Già conoscevo D’Amico perché abitavamo vicini. Fino a quel momento mi aveva chiesto solo dei favori, del tipo di andare a chiamare qualcuno del gruppo o della famiglia. Quando dico gruppo mi riferisco al fatto che a San Giovanni a Teduccio comandano loro, sono mafiosi».

ad

Ma per svolgere quali mansioni veniva utilizzato Vincenzo? «Mi occupavo di pestaggi, di distruggere le telecamere della videosorveglianza installate dalla polizia nella zona in cui risiedono gli affiliati, oppure di incendiare motoveicoli e auto utilizzati in raid, dai componenti del clan che andavano a sparare», racconta l’indagato. E per quel che riguarda la «parcella»? «Ero a disposizione del gruppo D’Amico. Prendevo soldi per ogni azione, circa 50 o 100 euro. Non avevo una paga settimanale o mensile. Agli altri membri del gruppo veniva versato una stipendio, ma non ho mai capito se settimanalmente o mensilmente», dichiara l’indagato Vincenzo S.