mercoledì, Novembre 30, 2022
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Costa candidato contro Di Maio: «Le strade si sono divise ma io credo nel M5S»

L’ex ministro a Stylo24: «C’è ancora tanto da fare per le bonifiche di Bagnoli e Pianura. La Regione Campania si svegli sul fiume Sarno»

Per la prima volta l’ex ministro per l’Ambiente Sergio Costa parteciperà alle elezioni politiche come candidato. Il Movimento 5 Stelle ha deciso di «schierarlo» come capolista nel collegio Campania 1 – 02 nel proporzionale ma anche come suo rappresentante nell’uninominale di Napoli – Fuorigrotta, in contrapposizione ad altri big della politica come l’ex grillino e ministro per gli Affari Esteri Luigi Di Maio e il ministro per il Sud Mara Carfagna. «Una bella sfida, come tutti gli uninominali. Sono nato e cresciuto a Napoli e faccio l’uninominale di “casa mia”» ha raccontato l’ex ministro a Stylo24.

«Una circostanza che mi stimola ancora di più perché conosco il territorio, la città e mi responsabilizza da una parte e contestualmente mi stimola. Bella sfida anche considerando i competitor che sono presenti nel collegio. La prima in assoluto. Io ho tutta un’altra storia come generale di divisione dell’Arma dei carabinieri e ho fatto praticamente tutta la carriera. Sono oltre 45 anni di servizio, prestato alla politica da ministro di area ma non ero stato eletto. È la mia prima candidatura ed è anche un po’ emozionante».

La sfida con il ministro degli Esteri

Dovrà affrontare proprio Luigi Di Maio che la propose come ministro dell’Ambiente

«C’è Luigi, la ministra Carfagna, Mariarosaria Rossi ma ci sono anche altri. È un collegio con un bel numero di candidati. Mi sembra strano confrontarmi con Luigi Di Maio, che io conosco da tanti anni, lui però giustamente ha fatto un’altra scelta politica e, aldilà dei rapporti personali, abbiamo pensieri politici diversi. È giusto che sia così».

Come ha visto la scelta di Di Maio di lasciare il Movimento?

«Io ho scelto di correre nel M5S perché lo sento molto allineato con il mio pensiero. Cioè il contrasto alle diseguaglianze, alla povertà, al precariato lavorativo, la tutela dell’ambiente. Ma anche la partecipazione dal basso, l’ascolto delle persone. Queste mi sembrano caratteristiche che asseriscono al mio modo di pensare. Magari altri, che hanno fatto altre scelte, la vedono diversamente. Ma non mi permetto di valutare le scelte degli altri».

La battaglia ambientale

Fuorigrotta è un collegio impegnativo. Dal punto di vista ambientale ci sono molte criticità, dalla bonifica di Bagnoli a quella di Pianura

«Bagnoli e Pianura mi stanno particolarmente a cuore e ho dimostrato di voler intervenire. A Bagnoli porta la mia firma la costituzione della cabina di regia per far ripartire le bonifiche, di cui si parla da più di 30 anni senza fare niente. Quando ero ministro le ho fatte ripartire. Poi l’aspetto tecnico devono risolverlo i tecnici ma se non ci fosse stata la mia firma Bagnoli non ripartiva».

«Per Pianura mi ricordo che tanti anni fa feci proprio io le indagini. Nel quartiere ci sono cinque discariche e da investigatore me le sono “fatte” tutte. Conosco fino in fondo il meccanismo e da ministro, insieme alla senatrice Castellone e all’onorevole Micillo, ho firmato la legge che ha istituito l’area vasta per le bonifiche che comprende Giugliano, Caivano ma anche Pianura. Stiamo aspettando che venga perimetrata definitivamente dal presidente della giunta regionale perché è materia concorrente per iniziare le bonifiche».

«Ho stanziato anche i soldi dalle casse del ministero dell’Ambiente. Quindi ho firmato la legge, ho fatto in modo che ci fosse dentro anche Pianura, ho sollecitato anche il presidente della Regione e ho depositato i fondi dal ministero dell’Ambiente. Mi dica lei se non stanno nel mio cuore. È dimostrato, non è che ho detto: “vorrei fare”. No, ho già fatto. Adesso bisogna farle partire».

L’inquinamento marino

Lei ha espresso soddisfazione per l’approvazione della sua legge salvamare, ma proprio il mare a Napoli e provincia lascia molto a desiderare per l’inquinamento

«La legge Salvamare ha ovviamente una connotazione nazionale. Serve per tutelare il mare, i laghi, i fiumi e tutti gli specchi d’acqua di tutta Italia. Ovviamente il lungomare e il mare di Napoli in generale ovviamente ha qualche difficoltà, ma anni fa era molto peggio. Sta migliorando anche perché io sempre da ministro dell’Ambiente ho dato dei fondi per la depurazione, che non è una competenza del Ministero ma della Regione o del Comune a seconda del tipo di depuratore. Però ho messo delle risorse proprio perché fossero attivati e fossero migliorati».

«Mi pare che qualcosa già stia funzionando perché se lei mi dice che il mare di Napoli non è migliorato non è vero. C’è un percorso da fare ancora. La legge salvamare oggi aiuta ulteriormente. Se mette insieme una buona depurazione che ancora deve svilupparsi, ma che io ho stimolato mettendo le risorse, e la legge salvamare possiamo essere fiduciosi che il mare del golfo di Napoli, ma non solo, migliorerà senz’altro».

Il fiume più inquinato d’Europa

Per quanto riguarda il fiume Sarno, oggi la situazione com’è?

«Il fiume Sarno era un desaparecidos del panorama politico di tutti i governi, compreso quello regionale. Quando ero ministro dell’Ambiente ho fatto il master plan per il fiume Sarno mettendo la disponibilità di risorse che sarebbero venute direttamente dall’Unione Europea, ho stipulato accordi di programma con l’Arma dei carabinieri e in parallelo con le capitanerie di porto per i controlli straordinari, oltre a quelli ordinari, che in un anno hanno portato a 300 sequestri e 500 denunce lungo il fiume. Parliamo di scarichi abusivi, allacci non corretti, di deposito e abbandono di rifiuti, d’inquinamento, di aziende che producevano senza nessuna ambientale. Tutto che scaricava nel fiume Sarno».

«Alla fine della giostra, sono stato l’unico ad aver attivato una procedura che adesso sta continuando a camminare. È chiaro che quello che manca adesso è definire l’accordo, che però spetta alla Regione Campania, tra tutti i comuni per la gestione dei depuratori e delle fogne, cioè gli scarichi delle acque chiare e delle acque scure. E ovviamente fare in modo che le imprese che lavorano lungo il letto del fiume si allaccino e non scarichino fuori dai depuratori».

«Aziende che ormai sono state tutte censite dall’Arma dei carabinieri e dalle capitanerie di porto. Tutte. Quindi oggi lo strumento della conoscenza ci sta per la Regione Campania. Il mio invito e il mio auspicio è che la Regione lo faccia, perché io quello che dovevo fare al Ministero l’ho fatto ora tocca a loro. È chiaro che se verrò eletto ci starò dietro perché ho iniziato e voglio portarlo a termine».

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