lunedì, Dicembre 5, 2022
HomeNotizie di CronacaCosimo Di Lauro non era il prescelto: un altro fratello doveva reggere...

Cosimo Di Lauro non era il prescelto: un altro fratello doveva reggere il clan

«Ciruzzo ‘o milionario» considerava troppo irruento il figlio, la scelta preferita era un’altra

Settembre 2002, una data fondamentale per capire la storia della camorra di Secondigliano e Scampia. A quel tempo, Paolo Di Lauro, detto «Ciruzzo o’ milionario» decise darsi alla latitanza e di lasciare il comando del clan a uno dei dieci figli. Per l’organizzazione, infatti, era fondamentale che a seguire le sorti della consorteria ci fosse qualcuno senza troppi problemi con la giustizia e libero di muoversi.

Lo «scettro» fu affidato a Cosimo Di Lauro, deceduto ieri a 49 anni nel carcere milanese di Opera. Quella decisione però si rivelò come uno spartiacque nell’organizzazione secondiglianese ma anche nella malavita partenopea. Quella scelta, infatti, non piacque a tutti nella consorteria criminale e già ad aprile 2003 emersero diversi «mal di pancia» da parte dei sodali più anziani. Da lì partì tutto, le liti, la scissione, la prima faida di camorra nell’area nord di Napoli e i quasi 100 morti ammazzati.

I piani di Paolo Di Lauro

Ma nei piani del boss, scrivono gli inquirenti nell’ordinanza C3 contro i cosiddetti «Scissionisti», le cose dovevano andare diversamente. Cosimo non doveva assumere il controllo del clan. Il prescelto doveva essere Vincenzo Di Lauro, ma gli fu impedito perché fu colpito dal medesimo provvedimento cautelare del padre e si diede alla latitanza.

«Questi – si legge nel provvedimento – sarebbe stato il naturale successore del padre Paolo, come riferito da tutti i nuovi collaboratori di giustizia, i quali concordano nel ritenere il Vincenzo soggetto più cauto del fratello Cosimo in grado di gestire in maniera diversa le sorti dell’organizzazione». Ma alla fine Paolo Di Lauro decise «di indicare, quale suo successore nella direzione degli affari criminali dell’organizzazione, il figlio Cosimo, coadiuvato dai fratelli Nunzio, Ciro e Marco». Scelta che è costata cara all’organizzazione. E che, grazie alla «regia» omicidiaria di Cosimo, ha prodotto tantissimi, troppi, morti tra cui alcune vittime innocenti di camorra, come Gelsomina Verde e Attilio Romanò. Una regia dell’orrore.

Articoli Correlati

- Advertisement -