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Un frame di una intervista a Maurizio Prestieri (nel cono d'ombra)

LA STORIA DELLA CAMORRA L’ex boss Maurizio Prestieri racconta del «piano di affiancamento» per dare spazio alle nuove leve

Siamo lontani dalle prime frizioni che porteranno alla scissione nel clan Di Lauro e alla prima faida di Scampia e Secondigliano, siamo verso la fine degli anni Novanta. Ma è proprio in quel periodo che il boss Paolo Di Lauro (detto Ciruzzo ’o milionario) avvierà il progetto per lo svecchiamento del clan di Cupa dell’Arco, e di tutti i sottogruppi che all’epoca lo componevano. A parlare della circostanza è il collaboratore di giustizia Maurizio Prestieri, per anni pienamente inserito nella cosca di Di Lauro, e successivamente passato dalla parte dello Stato.

Prestieri, nel corso degli interrogatori, fa mettere a verbale che Paolo Di Lauro tentò di compattare il clan e alla fine degli anni Novanta, decise che ognuno dei «leader dell’associazione – è riportato in una informativa di polizia giudiziaria – doveva iniziare a coinvolgere qualche appartenente alle giovani generazioni». «Così furono scelti Cosimo Di Lauro (figlio di Paolo), Antonio Prestieri, nipote di Maurizio, e i due figli, rispettivamente di Rosario Pariante e di Raffaele Abbinante», annotano gli inquirenti.  

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Il 30 maggio del 2008, Prestieri racconta al pm: «Di questo progetto furono messe a parte, e concordarono, anche altre figure di spicco del clan che però non rappresentavano il nucleo storico, che lo aveva costituto, difatti mi riferisco a Enrico D’Avanzo, Arcangelo Valentino, Antonio Leonardi e allo stesso Raffaele Amato». Ma qual è l’obiettivo del progetto di Di Lauro?

La mossa per provare a compattare
il clan e dare spazio
alle nuove generazioni

«Questa mossa – spiega Prestieri – doveva servire a far crescere e mettere alla prova i nostri figli e nipoti quando ancora noi eravamo in grado di consigliarli ecoprire loro le spalle rispetto agli altri gruppi camorristici di Secondigliano, come ad esempio, la Masseria Cardone (roccaforte del clan Licciardi, inserito nel cartello dell’Alleanza di Secondigliano, ndr). Inoltre, tale mossa non comportava alcun concreto ridimensionamento all’interno del clan Di Lauro, né nei miei confronti, né rispetto agli altri componenti di spicco dell’organizzazione».

I primi contrasti
con i leader dei sottogruppi

«Questo era nelle intenzioni di Ciruzzo – continua il collaboratore di giustizia –. Paolo Di Lauro mise subito in pratica questa sua idea e infatti pose a capo del clan il figlio Cosimo, io, ugualmente iniziai ad affiancare a me, mio nipote Antonio Prestieri detto il nano, il quale già in quel periodo iniziava a incontrarsi con Cosimo. Viceversa, Rosario Pariante e Raffaele Abbinante solo formalmente si mostrarono d’accordo, ma di fatto, come ebbero modo anche di dirmi, non condividevano fino in fondo l’idea di Paolo Di Lauro».

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