giovedì, Giugno 30, 2022
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Così l’imprenditore del clan faceva fallire i rivali

Dante Apicella capace di condizionare le «fortune» delle società

Dante Apicella sfruttava la sua posizione per avere una gestione monopolistica del settore delle pietre. Con la sua influenza presso gli altri imprenditori era capace «di riuscire a modificare le finanze delle società, a seconda dei casi, in senso favorevole o sfavorevole sino a indurre la stessa a uscire dal mercato».

Lo si apprende dall’ordinanza che a inizio maggio ha portato a 35 misure cautelari contro il clan dei Casalesi. Gli investigatori, nel provvedimento, raccontano il caso emblematico di due fratelli da tempo in rapporti commerciali con l’Apicella. «Finche è stato in affari ed in rapporti con loro, la sua azienda ha lavorato, ma una volta sorti dissidi, F. è stata posta fuori dal mercato e la sua esposizione debitoria lo induceva a chiudere la società».

Emerge dalle intercettazioni che costoro «hanno messo a disposizione dell’Apicella – sottolineano gli inquirenti – il loro deposito per materiale edile sito in Marigliano, ove era quotidianamente presente». Anche gli accertamenti bancari hanno confermato risalenti rapporti commerciali tra il gestore e Apicella. Il contenuto delle «numerose intercettazioni acquisite conferma il modus operandi dell’Apicella, che utilizza società in difficoltà economico-finanziaria, allo scopo di ingerirsi nelle stesse e servirsi di uffici, strutture, personale e documentazione intestata alle stesse per l’acquisto e la successiva rivendita di materiale grezzo».

«Un’altra caratteristica – si apprende ancora dall’ordinanza – delle aziende sfruttate dall’Apicella per i suoi fini è costituita dalla presenza, tra i beni aziendali delle stesse, di ampi depositi, interni od esterni, per lo stoccaggio del materiale acquistato e di mezzi per il trasporto dello stesso una volta venduto».

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