Dall'altro a sinistra, in senso orario, Antonio Bardellino, Raffaele Cutolo, Umberto Ammaturo e Lorenzo Nuvoletta

LA STORIA DELLA CAMORRA Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Umberto Ammaturo  

«Decidemmo di rompere l’armistizio con i cutoliani, durante una riunione in penisola sorrentina, a Nerano, per la precisione. Era il 1981». A parlare è Umberto Ammaturo, ex boss del narcotraffico, nel corso di una udienza del processo Gava, svoltasi a marzo del 1997. «Ho conosciuto Carmine Alfieri – spiega il collaboratore di giustizia – nei primi anni Settanta. Lo rividi nel 1981, quando tornai a Fuorigrotta, nel mio appartamento di Via Tiberio, dopo aver lasciato, grazie a una licenza, l’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, dove ero detenuto da 5 anni. All’epoca fingevo di essere pazzo. Io mi trovavo in compagnia di uomini del mio clan, e vennero a trovarmi a casa, Alfieri, Antonio Malventi (uomo di fiducia di Alfieri, ndr) e Franco Matrone (boss di Scafati, ndr). Nell’occasione bevemmo champagne e parlammo del più e del meno». Si trattò di una sorta di «visita di cortesia», a cui sarebbe seguito un summit in penisola sorrentina. Di lì a qualche settimana, racconta Ammaturo, «ci ritrovammo io, Alfieri, Malventi, Antonio Bardellino, e gli uomini dei nostri clan, a Nerano, per concordare una azione militare contro la Nuova camorra organizzata».

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Nei fatti si trattò di una strategia che il cartello di cosche attua «sotto copertura» («mettemmo una bomba contro Cutolo», tiene a sottolineare l’ex boss di camorra); una strategia finalizzata a provocare la reazione di Raffaele Cutolo e della Nco. «Non dovevano sapere che eravamo stati noi, perché in quel periodo era in atto una tregua con i cutoliani, precedentemente stabilita a Marano, e voluta dal clan Nuvoletta. Non potevamo passare per quelli che avevano rotto l’armistizio, e pertanto agimmo segretamente, in anonimato», precisa il pentito. Quella di rompere il «patto di non aggressione», puntualizza Ammaturo, fu una proposta di Antonio Bardellino, «che era vicino ai maranesi; apertamente aveva dovuto appoggiare quanto deciso nel corso della riunione dai Nuvoletta, ma a Nerano fu il promotore principale della strategia di attacco ai cutoliani».

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