lunedì, Gennaio 24, 2022
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Ecco che cosa può raccontare il pentito Schiavone

La collaborazione che fa tremare boss e colletti bianchi

Da qualche giorno la Giustizia può contare su di una nuova «gola profonda». Un nuovo collaboratore di giustizia che, per chi non è addentrato nei fatti di camorra, potrebbe sembrare solo un numero in più nel mare magnum del pentitismo. Eppure non è così.

Quello che gli affiliati al clan dei Casalesi ancora in libertà vedrebbero come «collaborazionismo» con le «guardie» da parte di Walter Schiavone, detto Walterino, non è affatto di poco conto, invece. È una collaborazione destinata a far tremare i polsi dei camorristi casertani e non solo. È una decisione che rappresenta un brutto colpo per l’organizzazione criminale di papà Francesco «Sandokan» Schiavone. Forse più di quella del fratello maggiore Nicola.

Perché Walterino, che si è sempre presentato come un umile imprenditore caseario, di segreti «inconfessabili» ne conosce parecchi. Per gli inquirenti era la «mente economica» del clan. Colui che seguiva gli appalti da truccare, i rapporti con la politica. Colui che conosceva la dislocazione dei tesori della famiglia Schiavone, in Italia e all’estero.

L’attività casearia

Eppure nel corso degli anni, all’esterno del clan dei Casalesi, Walterino si è sempre fatto passare come un imprenditore caseario, erede di un’attività fondata anni prima da «Ciccio Sandokan» e poi passata (secondo il racconto di Roberto Vargas, un altro collaboratore) dal 1998 prima al fratello Antonio e poi a Walter. Attività che in realtà, racconta sempre Vargas, nascondeva il riempiego dei soldi «sporchi» della famiglia Schiavone e che, nonostante ciò, ogni mese gli fruttava oltre 4mila euro. Nelle casse del clan, invece, di euro ne entravano altri 40mila.

Un’attività redditizia che voleva estendere anche fuori il confine campano, fino a spingersi in Calabria, in terra di ‘ndrangheta. Perché i soldi chiamano soldi e se erano riusciti, tramite la forza, a imporre la vendita della loro mozzarella nella provincia di Caserta e finanche a Ischia e Capri, perché non pensare di andare ancora oltre? Ed è dalla vendita delle mozzarelle e alla sua imposizione, tramite l’uso della forza, in terra casertana che sono scattati i guai per Walter, finito in manette lo scorso giugno. E proprio nel corso dell’udienza davanti al gup del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Walterino ha fatto le prime ammissioni. Come sono lontani i tempi in cui il secondogenito di Francesco ammoniva gli affiliati: «con me bisogna parlare solo delle mozzarelle».

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